cronaca

Sarebbero precipitati per 200 metri
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Dramma sul massiccio del Monte Bianco sul versante francese. Due alpinisti genovesi di 66 e 67 anni hanno perso la vita dopo essere precipiati sul versante d'Oltralpe della Cresa Kuffner. I loro corpi sono stati recuperati questa mattina dal Peloton de Haute montagne della gendarmeria di Chamonix dopo che nel pomeriggio di ieri non avevano dato più notizie ed erano scattate le ricerche.

Secondo una prima ricostruzione dei fatti,la tragedia si sarebbe consumata durante la discesa dal versante stesso, una via alpinistica piuttosto impegnativa. Un portavoce della Gendarmerie ha raccontato che i loro corpi sono stati trovati sul versante nord del Mont-Maudit, a 4.100 metri di quota e probabilmente sono precipitati lì da un'altezza di 200 metri.

A perdere la vita Giuseppe  Lorusso e Marco Contri. I due alpinisti avevano iniziato alle prime ore di martedì la scalata al Mont Maudit con l'obiettivo di rientrare a casa entro sera. Ma poi le condizioni meteo sono peggiorate, i due si sono attardati e si è verificato l'incidente. Entrambe le vittime dell’incidente erano esperti alpinisti ed erano legati al Cai di Sampierdarena, con il gruppo GAMS. Lorusso lavorava all’Ilva come impiegato.


"Siamo arrivati in vetta. Adesso iniziamo a scendere ma arriva la nebbia. Tra tre ore saremo al rifugio". E' l'ultima telefonata che Giuseppe (da tutti chiamato Pino) Lorusso ha fatto alla figlia alle 17, prima della tragedia. Lorusso era stato uno dei fondatori del gruppo alta montagna del Cai di Sampierdarena. Appassionato di montagne "era bravo ma anche prudente", racconta il presidente Roberto Manfredi. "Faceva i corsi di aggiornamento, aveva tanta formazione ed esperienza alle spalle". Contri era separato e aveva una nuova compagna e anche lui una figlia. Entrambi pensionati erano stati ancora insieme la settimana scorsa a scalare le Alpi Retiche, al Monte Disgrazia. "Pino aveva fatto oltre trenta vette sopra i quattro mila metri. Aveva fatto il Kilimangiaro, molte le avevamo fatte insieme. Quando la figlia non lo ha più sentito mi ha chiamato e insieme abbiamo iniziato a chiamare tutti. Alle due di notte le han detto di partire... e poi hanno trovato i corpi". "Da quella parte c'è un punto più delicato - conclude Manfredi - che da un anno subisce continui distaccamenti di pietre, ed è diventato un passaggio ancora più delicato. Difficile con una buona visibilità, figurarsi con la nebbia".