cronaca

"Necessario garantire liquidità o alcuni potrebbero non riaprire più"
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Sono 43.009 le imprese artigiane attive in Liguria e solo 5.316, il 12,36%, riescono a operare secondo i codici individuati dal dpcm. Ma molte con fatturati vicini allo zero. Sono invece 28.885 su 135.777 le imprese liguri di tutti i settori produttivi (commerciali e di servizi) aperte nella regione. Queste le ultime elaborazioni dell'Osservatorio di Confartigianato Liguri. "Il protrarsi delle misure restrittive, insieme al calo generalizzato dei consumi, rischia di provocare un effetto domino che potrebbe falcidiare interi settori produttivi, con molte imprese che hanno chiuso e che potrebbero non aprire più", afferma in una nota Giancarlo Grasso, presidente di Confartigianato Liguria. "Oggi viene prima di tutto la salute", sottolinea, "ma dobbiamo subito pensare al domani e trovare le risorse necessarie per garantire una liquidità straordinaria per le imprese, con tassi a livello zero o quasi e a lunga scadenza".


Tra i maggiori settori artigiani ancora operativi ci sono le industrie alimentari, con 1.045 imprese in attività, e dei trasporti merci, con 2.504 unità. Chiuse invece molte attività artigiane dei servizi, dall'acconciatura all'estetica, già a partire dalle prime restrizioni governative. Sono 1.738 le imprese liguri che fino a oggi si sono rivolte al Fondo di solidarietà dell'artigianato (Fsba) per ottenere la cassa integrazione per i loro circa 5 mila dipendenti, che otterranno l'80% del proprio stipendio. Numeri che sono destinati ad aumentare rapidamente, visto anche che l'80% dei dipendenti dell'artigianato sono operai impossibilitati a svolgere anche mansioni di smart working. Le conseguenze del lockdown saranno straordinariamente alte anche per il Pil nazionale: basti pensare che nel solo mese di marzo, in condizioni normali, le imprese fatturano 254,7 miliardi di euro (l'8,4% di tutto l'anno) di cui 110 miliardi di euro nelle micro e piccole imprese della manifattura no energy, delle costruzioni e dei servizi.