cronaca

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"Il piano industriale di Banca Carige non punta a rilanciarla, ma portarla rapidamente a una aggregazione, della quale nulla è dato sapere e di cui non conosciamo le possibili ricadute". Lo affermano Luca Maestripieri, segretario generale Cisl Liguria e Alessandro Mutini, segretario regionale First Cisl.

"Non possiamo permettere che il sindacato, i lavoratori, il territorio restino senza informazioni puntuali, né accetteremo di discutere senza avere certezze sulle scelte relative alle future alleanze. È ovvio che il tipo di aggregazione e il soggetto cambieranno gli scenari. Non faremo trattative al buio. Fino ad allora non c'è la disponibilità ad affrontare temi come quelli dei presunti esuberi, la chiusura degli sportelli e la mobilità", dicono i sindacalisti.

"Nei documenti illustrati è stato usato il termine 'sprechi' associandolo inopportunamente al lavoro di migliaia di persone. La Liguria e Genova stanno conducendo una difficile battaglia per il futuro, per la crescita e l'occupazione, e questa vicenda di Carige rischia di ributtarci indietro. Non solo perché avremo tantissimi posti di lavoro in meno, ma anche perché si rischia di intaccare la rete sociale e di servizi a favore dell'economia locale e delle famiglie", concludono Maestripieri e Mutini.

"Nell'incontro dell'8 gennaio scorso avente per oggetto il futuro di Banca Carige, i Commissari avevano rassicurato le organizzazioni sindacali nazionali di categoria sul piano industriale sostenendo che questo non avrebbe rimesso in discussione gli organici. Da quanto emerso invece apprendiamo, con sconcerto, che il piano industriale si reggerebbe sul drastico taglio di mille posti di lavoro e sulla chiusura di 100 sportelli. Se anche non si trattasse di licenziamenti, ma di uscite incentivate, cosa peraltro tutta da verificare, questo rappresenterebbe comunque una ulteriore perdita di posti di lavoro e un impoverimento per tutta la banca e il territorio". Lo afferma la Cgil in una nota.

"Purtroppo, quella di Carige, si sta profilando come l' ennesima vertenza nella quale le conseguenze dei processi di riorganizzazione passano dal taglio del costo del lavoro e in aggiunta a questo fatto non è nemmeno chiaro quale sarà il futuro della banca. Secondo quanto appreso si profila infatti un ridimensionamento del perimetro dell'istituto con ripercussioni sulla capacità di sostenere il tessuto economico e produttivo del territorio attraverso le politiche di credito" evidenziano Igor Magni e Federico Vesigna, segretari generali Cgil Genova e Liguria.