cronaca

Nasce un nuovo comitato: "Vogliamo una fascia di rispetto"
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Appena 20 centimetri. È la distanza che separa i vecchi caseggiati di Lungomare Canepa dal muro che delimita la futura strada a sei corsie. "Siamo murati vivi in casa, sempre più ghettizzati. Così non si può più vivere". A protestare sono gli abitanti di questi palazzi, che da pochi giorni hanno dato vita al 'Comitato Lungomare Canepa' per chiedere, nonostante i lavori siano quasi terminati, una modifica al progetto per avere una fascia di rispetto.

"Ci siamo organizzati solo ora perché prima non eravamo informati - spiega Silvia Giardella, la presidente - ma oggi parliamo a nome di tutta Sampierdarena. Perché abbiamo avuto la certezza che questa sarà la morte del quartiere. Non vogliamo bloccare i lavori. Ma chiediamo rispetto per le nostre vite".

Il progetto esecutivo, seguito da Sviluppo Genova e finanziato da Anas, prevede parcheggi a pettine, alberi e marciapiedi sul lato a monte. Ed è anche quello che sembrava dalle prime bozze pubblicate mesi fa. Ma la riqualificazione non toccherà tutti i condomini. E così davanti ai civici 18, 20, 22 e 24, al posto dei fabbricati ora demoliti, ci sarà solo una barriera di cemento armato, alta 1 metro e 70 dalla parte della facciata, che arriva a sfiorare i terrazzi del primo piano. 

Secondo gli ingegneri che seguono i lavori, il muro servirà a proteggere le case da possibili incidenti. Anche perché le auto e i mezzi pesanti sfrecceranno appena sotto le finestre e i balconi di chi ci vive. "Ma se passa un tir con materiale infiammabile, chi ci garantisce la sicurezza?", dicono i residenti. Praticamente una gabbia che, nel punto più largo, misura solo 59 centimetri dal palazzo. Un terreno fertile per far germogliare (di nuovo) il degrado. "Di notte tossicodipendenti e prostitute scavalcano le reti e fanno quello che vogliono proprio qui, sotto le nostre case", racconta un residente.

"Questo muro va buttato giù, non possiamo essere chiusi in questo modo", reclamano i membri del comitato. Ma a preoccupare è anche l'aspetto dell'inquinamento acustico. "Abbiamo chiesto di installare barriere antirumore, ma ci hanno detto che non si può", spiegano. Sviluppo Genova e il Comune hanno assicurato che verrà usato asfalto fonoassorbente, ma le stime di traffico (e dei conseguenti decibel) sono discordanti: se per Palazzo Tursi saranno 2.100 i veicoli all'ora in transito su ciascuna carreggiata, per la società esecutrice saranno 2.500, per un totale di 5 mila mezzi ogni 60 minuti, l'equivalente di un'autostrada.

E poi, il nuovo asse di scorrimento taglierà completamente fuori il quartiere. "L'unico accesso che ci è rimasto è da via Sampierdarena - osserva Silvia Giardella - ma è a senso unico. Noi stessi non potremo più usare Lungomare Canepa per raggiungere le nostre case, a differenza di prima". A farne le spese sono le attività commerciali: ad esempio Salvatore, il carrozziere, non ha più clienti da quando è stata eretta la barriera. "Sto cercando di trasferirmi, non posso più tenere aperto", si confida sconsolato.

"Noi invece non vogliamo andarcene - incalza Giardella - molti di noi sono italiani, viviamo qui da generazioni. Queste sono case belle e luminose, un tempo di qui si vedeva il mare, ora tutti i nostri appartamenti sono svalutati. Eppure paghiamo le tasse esattamente come i cittadini di Albaro".

Il loro sfogo rischia però di essere tardivo. Lo stesso assessore ai lavori pubblici, Paolo Fanghella, in risposta alle loro lamentele ha ammesso che i lavori sono in una fase di realizzazione troppo avanzata per poter intervenire. "Ma noi non sapevamo che sarebbe stato così - si difende la presidente del comitato, che su Facebook ha già più di 300 iscritti - quindi speriamo in una variante. Non siamo contro il progresso. Chiediamo solo una fascia di rispetto e che la strada sia più collegata al quartiere".