Ormai è chiaro: in Liguria nessuno più si azzarda a dichiarare che il fenomeno 'Ndrangheta non esiste come qualche anno fa è successo e come si era sentita dire la commissione Antimafia in visita qualche tempo fa nell'imperiese. Indagini, processi e scioglimenti di amministrazioni comunali da ponente a levante hanno certificato questo pesante legame.
L'allarme resta alto nell'imperiese e bisogna continuare a lavorare a Lavagna e dintorni. Non bisogna abbassare la guarda come sottolineato dai membri della Commissione Parlamentare che ha chiuso ieri i suoi lavori tracciando un bilancio.
"A Lavagna una famiglia era riferimento di altre famiglie, ma nessun parlava. Riteniamo che il commissariamento di quella cittadina dove ora è in corso un'inchiesa giudiziaria sia un passo avanti perché finalmente si sta superando in Liguria il negazionismo della 'Ndrangheta" ha sottolineato Rosy Bindi.
"Dal 2010 ad adesso, da quando ho cominciato a seguire questo fenomeno per me è cambiato poco - ha dichiarato perentoriamente la senatrice Donatella Albani imperiese e membro della commissione- nonostante siano venuti a mancare i due boss Marcianò e Palamara, non mollano il territorio, stanno ancora lavorando per compattarsi magari con famiglie emergenti".
Servono continui struimenti investigativi dunque.
"Molto importante è che si sviluppi l'attività investigativa - ha sottolineato il procuratore distrettuale antimafia di Genova Francesco Cozzi - tra imprese e settore degli appalti dai rifiuti al movimento terra dalle opere grandi e piccole".
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