cronaca

Una foto mandata via Whatsapp aveva fatto scattare l'inchiesta per terrorismo
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Abdelfettah Mezouari, il marocchino arrestato due giorni fa per droga nell'ambito di un'inchiesta per terrorismo, è stato indagato per associazione con finalità di terrorismo.

L'indagine è legata al materiale che la polizia postale ha trovato sul cellulare e sul computer dell'uomo. Nelle immagini sono chiari i riferimenti all'attività jihadista. L'uomo viveva nel savonese ed era stato arrestato insieme al fratello in una inchiesta della procura distrettuale antiterrorismo di Genova.

In particolare sullo smartphone di Mezouari è stata trovata una foto di un uomo che indossa una cintura da cui escono alcuni cavi elettrici, come una sorta di cintura esplosiva. Nell'immagine si vede solo l'addome e non il volto del soggetto.

Sul profilo Facebook, invece, sono stati pubblicati due video ritenuti interessanti dagli inquirenti. In uno si vede uno jihadista che parla in arabo e poi incendia tre fantocci. Nell'altro, definito come ambiguo, si vede un aereo che rappresenta il ramadan, il mese di preghiera e digiuno per i musulmani, effettuare un viaggio in cui vengono fatti vedere ai passeggeri i monumenti simboli delle maggiori capitali europee e non solo: dalla Torre Eiffel al Colosseo, passando per le piramidi d'Egitto. Gli inquirenti stanno adesso esaminando cellulari e computer del fratello dell'indagato, Rafik, anche lui arrestato nella stessa operazione per reati legati agli stupefacenti.

Davanti al gip di Savona Emilio Fois, che lo ha interrogato per la convalida dell'arresto, Abdelfettah Mezouari ha ammesso di avere ceduto droga qualche volta. Il fratello Refik, 30 anni, ha invece detto di non avere mai ceduto droga a nessuno. Il gip ha convalidato l'arresto ma si è riservato di decidere sulla eventuale scarcerazione o attenuazione della misura cautelare o per la conferma della detenzione in cella.