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Duro scontro negli spogliatoi, liaison al capolinea
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La Sampdoria perde un pezzo dopo l'altro. Il derby finito in disastro ha trasformato in spaccature tensioni che covavano da mesi. Consumato in diretta tv - previo increscioso battibecco a distanza tra il ds Carlo Osti e il tecnico - l'ormai scontato divorzio con Vincenzo Montella, un altro abbandono è all'orizzonte.

La società intende infatti stracciare il contratto con Antonio Cassano: a far precipitare le cose, una plateale lite nello spogliatoio con il solito avvocato Antonio Romei, assente nell'organigramma quanto presentissimo nella vita quotidiana del club. Il legale romano impartiva una ramanzina alla squadra, giudicata colpevole di una prestazione nulla, motivabile soltanto con presunti inadempimenti nel pagamento degli ingaggi: a quel punto, a difesa della squadra, il numero 99 ha reagito con parole altrettanto brusche, in direzione di Romei e del suo principale cliente Massimo Ferrero.

Da Corte Lambruschini nulla di ufficiale filtra, ma un invito formale alla rescissione consensuale dell'accordo tra il giocatore e il club sembra inevitabile, per evitare una triste replica del ricorso al lodo arbitrale attivato sei anni fa da Garrone senior dopo una vicenda non molto diversa. I dubbi sulla reunion espressi da Primocanale.it nei primi giorni di agosto 2015 (tra gli insulti generali di un pubblico affezionato al fantasista che fu) hanno cosi trovato un fondamento oggettivo a 90 minuti dalla fine del campionato.

Ancora una volta, più il Viperetta si sbilancia nelle previsioni, più i fatti parrebbero incaricarsi di smentirlo. Copioso è l'elenco dei pronostici agonistici regolarmente falliti, talvolta in maniera grottesca come il famigerato 4-0 che il Vojvodina rifilò alla Samp anziché subirlo: ma anche sui giocatori l'uomo difficilmente ci prende.

Eto'o doveva diventare "l'ambasciatore della Sampdoria nel mondo", ora lo è diventato ma in senso negativo, andando per carte bollate ai fini di dimostrare l'inaffidabilità di società e presidente. Riguardo a Cassano, dopo averlo imposto a Zenga che non lo voleva, il patron disse: "Non lo prendo per due anni, ma per farne la nostra bandiera: dimostrerà di essere un grande uomo". Chissà, magari aveva ragione.


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