“Un bel tacer non fu mai scritto” me lo diceva sempre mia nonna per insegnarmi il valore del silenzio. E io l’ho imparato così bene, che la mia condizione di muta “obbligata” non mi pesa più di tanto: nel silenzio ho imparato a riflettere e a soppesare ogni affermazione possibile. Oggi, purtroppo, quest’atteggiamento, nella nostra società, basata su una comunicazione che si potrebbe definire estrema, non è molto praticato, e ognuno si sente in diritto (o in dovere?) di dire ciò che pensa su qualsiasi argomento. Ne nasce così una stolta cacofonia che rimbomba nei cervelli, rendendo ancor più difficile la riflessione e la comprensione dei fatti.
In questi giorni, assai complessi per il nostro paese, quando ci sarebbe bisogno di riflettere e ragionare per trovare una soluzione alla crisi economica e allo stallo istituzionale, i nostri partiti, invece, non trovano di meglio che gridare a squarciagola, avanzando, per il loro tornaconto di potere, critiche sguaiate all’indirizzo del Presidente Napolitano che, al netto di qualche errore umanamente possibile, è l’unico che si adopera, in modo quasi eroico, per mantenere in rotta la nave Italia che, diversamente, calerebbe a picco. Il quadro del nostro arco istituzionale, voluto comunque dagli elettori, è quanto mai desolante. Il Pdl, che si ostina a sostenere il totem Berlusconi, pensa solo a propinarci il Cavaliere come futuro Presidente della Repubblica, facendo immaginare la trasformazione del Quirinale in un club privè. Il Pd, come sempre votato alla sconfitta, fa lo “gnorri” pensando ancora a un improbabile governo Bersani. Scelta Civica, con Fini sparito, Casini ridotto al minimo e Monti divenuto il fantasma di se stesso, si dibatte per non morire, mentre il “movimento” 5 stelle, che fa finta, di non essere un partito, sbraita e vomita insulti, credendo, davvero, di essere a Ballarò, senza collaborare a nessuna ipotesi di soluzione.
Ebbene, questi soggetti, tutti occupati a perseguire i loro interessi di parte, che in più di un mese, non sono riusciti a formare uno straccio di governo che ci permettesse di navigare nel mare tempestoso della crisi, ora si arrogano il diritto di criticare il Presidente che, senza entrare nel merito delle sue scelte, è l’unico che ha dimostrato un po’ di buon senso e, soprattutto, un’abnegazione certa verso la Costituzione e verso il paese.
Basterebbe solo un po’ di pudore, un minimo di vergogna, per far sì che tutti, proprio tutti, si tappassero la bocca, chinassero il capo e, soprattutto riflettessero sui propri errori, ripromettendosi, in futuro, un comportamento diverso.
Grazie Presidente Napolitano e si ricordi che i cani abbaiano, ma la carovana passa!
MARINA GARAVENTA
Politica
Un bel tacer non fu mai scritto
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