Matteo Biggi, il portuale trentenne che lunedì scorso ha ucciso con una coltellata il suo collega, omonimo e coetaneo, nella palestra della Compagnia Unica, non ha risposto al giudice recatosi in carcere per interrogarlo.
Il Gip Silvia Carpanini ha convalidato l'arresto e il giovane resta in carcere.
I suoi difensori, Silvio e Rinaldo Romanelli, oggi hanno depositato la richiesta di incidente probatorio per effettuare una perizia psichiatrica. Biggi, infatti, nelle poche frasi scambiate in questi tre giorni con i legali, ha detto di non ricordare il motivo per cui si trova in cella. La perizia, come spiegano i legali, è volta a verificare se al momento del fatto il giovane fosse capace di intendere e di volere e se aveva eventuali problemi psichiatrici anche antecedenti. Accompagnato all'ospedale San Martino e la Tac ha dato esito negativo.
Oggi il pm ha incaricato il medico legale Benedicta Astengo per compiere l'autopsia sulla vittima.
Secondo quanto si é appreso, Biggi deve ancora essere sottoposto a elettroencefalogramma per verificare che non ci siano microlesioni. Alcuni giorni fa, infatti, durante gli allenamenti in un incontro di savate aveva ricevuto un colpo riportando la frattura del naso e dell'occipite. I familiari hanno riferito che da quel giorno ha iniziato a star male.
Poi, sempre secondo il racconto dei genitori, tra sabato e domenica scorsi avrebbe alternato momenti normali ad altri deliranti in cui si sarebbe lamentato che sia lui che i suoi familiari erano in pericolo di vita, che il mondo stava per finire e che la profezia dei Maya si sarebbe avverata.
Lunedì scorso Matteo Biggi, che era in malattia, era stato accompagnato in palestra dal padre perché si svagasse un po'. A un tratto, secondo il racconto del genitore e delle testimonianze, il giovane si è avvicinato al suo omonimo. I due si sarebbero scambiati alcune parole che nessuno dei presenti è riuscito a sentire.
Cronaca
Omicidio in porto: Biggi resta in carcere
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