Porto e trasporti

Il presidente del Porto: "Sul progetto ho sentito giudizi poco seri"
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GENOVA - Siamo alla vigilia della posa della prima pietra della nuova Diga foranea di Genova, l’opera più colossale che sia stata pianificata in città nell’epoca contemporanea: costerà un miliardo e garantirà al porto un’accessibilità più ampia e sicura, proiettandolo nella modernità. Per parlare della Diga, delle difficoltà incontrate per arrivare a questo punto e delle opportunità per la città abbiamo incontrato il presidente dell’Autorità di sistema portuale Paolo Emilio Signorini.

Presidente, questo è un momento di soddisfazione ma nel percorso che vi ha portato alla posa della prima pietra, c’è stato un attimo in cui ha pensato di non farcela?

“Un momento delicato è stata l’aggiudicazione, noi siamo passati in una prima fase in cui dato il caro materiali e la necessità di prevedere il rischio geotecnico le imprese hanno avuto una titubanza: abbiamo poi recuperato ma quello è stato certamente un momento di particolare importanza”.

Fino a qualche anno fa la diga era considerata un progetto auspicabile ma utopistico: se oggi è possibile lo dobbiamo al ‘decreto Genova’ e alle sue conseguenze e al Pnrr o è cambiato qualcosa anche nella gerarchia del porto della città su scala nazionale?

“E’ dipeso da una serie di fattori. Io ho passato anni alla pianificazione generale dello Stato, anche nei rapporti con l’Europa, e devo ricordare che su Genova, che è inserita nel corridoio Reno – Alpi, quello che un tempo si chiamava Genova-Rotterdam, in tutti i documenti si scriveva questa frase: ‘Deve risolvere i suoi problemi di accessibilità marittima e terrestre’. Quando sono diventato Presidente del porto, uno dei miei primi atti è stato quello di chiedere a Invitalia di mettere a gara la progettazione della Diga, questo è stato fatto prima del crollo del ponte Morandi. La tragedia del ponte è servita poi come una scintilla che ha garantito alla città maggiore attenzione strategica e finanziaria, infine il Covid e il Pnrr: arrivati a quel punto siamo stati favoriti da avere già un progetto così importante già pronto e il Governo ci ha sostenuti con ben 650 milioni dei 950 complessivi. L’ultimo fattore, non meno importante degli altri, è la credibilità che Genova ha mostrato negli anni sul piano della realizzazione delle grandi opere: anche in questo caso siamo riusciti a mettere a terra un cantiere con un prestazione che qualche anno fa pochi avrebbero ritenuto verosimile”.

Si può dire, in sintesi, che avere il progetto già pronto nel momento in cui è stato attivato il Pnrr è stato un fattore determinante?

“Certamente si. Noi stiamo osservando in questi giorni che il Pnrr, pur essendo una grande occasione per il Paese, per molte opere non basta. Chi non ha ancora un progetto o non ha una struttura sufficientemente solida per sostenerlo non riesce a procedere nemmeno avendo i fondi. Il progetto della Diga di Genova sta andando avanti, dunque, perché è partito per tempo”.

Torniamo al débat-public, realizzato in un momento difficile per il nostro Paese, quello del Covid.

“Ogni opera ha i suoi pro e i suoi contro ma la Diga è stata sostenuta trasversalmente dagli ultimi cinque Governi e da tutte le istituzioni locali: abbiamo dunque avuto un grandissimo sostegno democratico a quest’opera. Certamente nelle moderne liberal democrazie non basta una maggioranza per realizzare un grande intervento ma serve anche un confronto aperto con i cittadini: in questa direzione si inserisce il débat-public ma anche la Valutazione di impatto ambientale. Ovviamente nessun dibattito può mai essere pienamente soddisfacente per tutti ma il fatto di averlo realizzato ha fornito un contributo prezioso alla costruzione dell’opera e ha garantito alla Diga un respiro di partecipazione democratica che altrimenti non avrebbe avuto”.

Poi è arrivato l’impasse, l’aggiudicazione della gara: tra aumento delle materie prime e difficoltà degli approvvigionamenti sembrava che la costruzione della Diga fosse destinata a saltare o a dilatarsi nel tempo. Come siete riusciti a risolverla?

“Credo che la serietà sia il sostantivo chiave anche in questo passaggio: quando si fanno le cose per bene e si lavora seriamente è difficile che tutto vada perduto, per questo resto tranquillo anche nelle situazioni più difficili. Quando siamo giunti al momento più delicato, vista la situazione che si era determinata a livello nazionale, gli offerenti hanno titubato, non solo su questo bando ma su tutti quelli a cui concorrevano. Noi a quel punto siamo andati avanti con la procedura negoziata diretta, la gara è stata vera e serrata. Infine c’è stato il contenzioso di fronte al Tar: noi ci siamo avvalsi di una norma europea che ha spinto i giudici amministrativisti a tenere in considerazione l’esigenza di costruire l’opera in tempi certi e devo riconoscere che il tribunale genovese è stato molto maturo a recepire questa esigenza e a deliberare di conseguenza”.

Dopo la fase preliminare arriva adesso la cantierizzazione: l’opera è gigantesca, il progetto ha subito anche alcune critiche tecniche, i tempi dettati dal Pnrr sono molto stretti. Possiamo stare tranquilli?

“Opere del genere comportano sempre tanti rischi. Si parte dal progetto, che nel nostro caso è stato affidato da Invitalia con grande anticipo, poi l’approvazione, che in Italia si stima abbia durata analoga a quella della costruzione dell’opera stessa. L’approvazione è arrivata in tempi contenuti e ha coinvolto diverse decine di professionisti ed esperti a livello nazionale seguendo procedure scrupolose e dire che sia stata pensata con una passione per il rischio mi sembra ingeneroso. Chi la critica deve ovviamente essere rispettato, aggiungo che talvolta ho sentito giudizi poco seri, ma sono tranquillo perché i presidi che abbiamo posto e che porremo in corso d’opera ci aiuteranno ad aggredire ogni eventuale criticità".

I paletti del Pnrr costituiscono un problema?

“Le fasi preliminari dell’opera sono le più complesse, ora siamo nella terza di queste e cioè la cantierizzazione: quando i lavori saranno ufficialmente partiti, invece, le cose procederanno molto spedite. La diga sarà costruita così: lo scanno di basamento, una piramide sul fondale realizzata con materiale di prima qualità; sullo scanno saranno posati 97 cassoni che sono la parte principale di contrapposizione al moto ondoso e poi, dal 2025, la demolizione della Diga esistente. Queste tre attività avvengono in mare aperto, sono a carattere ripetitivo: potremo avere condizioni meteo marine talvolta avverse, qualche ulteriore sorpresa di carattere geo-tecnico, ma durante i lavori non mi aspetto quelle interferenze al cantiere che possono presentarsi, per esempio, nel costruire una metropolitana nel centro di Roma. Siamo dunque ottimisti sulla scadenza, novembre 2026. Per quanto riguarda i paletti del Pnrr, la mia esperienza con l’Europa mi insegna che la cosa importante è dimostrare di saper progredire nei tempi legati al cronoprogramma, se ci fosse un minimo sforamento si troverà una soluzione”.

La costruzione dei cassoni sta generando contrapposizione nella popolazione di Pra’: avete preso delle decisioni definitive su questo aspetto?

“Genova sta dimostrando, in questi anni, una grande capacità di sopportazione e condivisione delle opere infrastrutturali che stiamo costruendo: mi dispiacerebbe se passasse la linea ‘zero cassoni’ a Genova, la troverei antistorica e contraria al carattere dei genovesi. Detto questo i cassoni sono tanti, è vero che il ponente genovese si è già molto sacrificato negli ultimi decenni, ed è con questa obiettività che stiamo progettando di realizzare la maggior parte dei cassoni a Vado Ligure e lasciare a Pra’, ma anche a Piombino secondo le indicazioni del costruttore, la costruzione di un certo numero di cassoni di dimensioni più piccole. Avere almeno due siti per la costruzione dei cassoni è molto importante per una questione di prudenza”.

Guglielmo Boccanegra, capitano del Popolo, ebbe l’onore di avere una sala a lui dedicata per avere promosso la costruzione di palazzo San Giorgio: quando sarà realizzata la Diga se ne aspetta una anche lei?

“Con sincerità, io sono grato a questa città per avermi dato i natali e per avermi concesso questa straordinaria opportunità di ricoprire un incarico, quello di presidente del porto, che è molto faticoso ma di grande soddisfazione. Questa grande opportunità mi basta e mi avanza”.