SPORT

Il tecnico blucerchiato: "Il calcio perde un allenatore di riferimento e una persona perbene"

Sampdoria, Ranieri ricorda Simoni: "Mi inflisse la prima sconfitta da calciatore"

di Maurizio Michieli

sabato 23 maggio 2020
Sampdoria, Ranieri ricorda Simoni:

GENOVA - "Gigi Simoni è stato il mio primo avversario in campo, Genoa-Roma, 4 novembre 1973: io debuttavo e proprio lui realizzò il gol decisivo. Sulle strade del pallone ci siamo incrociati tante volte, anche su opposte panchine. Il calcio perde un allenatore di riferimento della scuola di Coverciano e soprattutto una persona per bene, di indiscutibile spessore umano. Abbraccio tutta la famiglia con profondo rispetto nel ricordo di Gigi, brillante centrocampista che mi regalò la prima sconfitta da calciatore di Serie A".

Lo ha detto Claudio Ranieri all'agenzia Ansa. Parole di stima e affetto per Simoni, riconosciuto da tutti come un "signore". Appellativo che ben si attaglia anche all'allenatore della Sampdoria, il cui spessore umano (oltre che professionale) è oltremodo noto non solo nell'ambiente del calcio.

Ho un ricordo personale di Simoni. Parecchi anni fa discutemmo in sala stampa al "Ferraris" al termine di Sampdoria-Cremonese, perché lui si era lamentato, dopo la sconfitta della sua squadra, del fatto che Roberto Mancini avesse disputato parte dell'incontro con un turbante in testa, conseguenza dello scontro fortuito con un avversario. "I miei giocatori erano condizionati", disse Simoni. Gli feci presente che Mancini non era né il primo né sarebbe stato l'ultimo a ricorrere in campo a quella protezione. E da lì ne scaturì un leggero diverbio.

Tre o quattro anni fa incontrai Simoni a Pontedilegno, dove la Samp si trovava in ritiro. Era venuto proprio a vedere l'amichevole tra i blucerchiati e la Cremonese, guidata da Michele Serena. Avvicinai Simoni, gli ricordai quell'episodio di tanti anni prima e gli dissi: "Mister mi dispiace avere discusso con lei, perché è uno degli allenatori e delle persone migliori che conosco e stimo di più nel calcio". Lui mi strinse subito la mano e mi concesse una splendida intervista a 360 gradi. Faticava un po' a parlare, era già ammalato e si concedeva delle pause nelle risposte. Ma fu lucidissimo, loquace e profondo. Mancherà a tutti.

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