IL COMMENTO


Primocanale contro la par condicio

di Maurizio Rossi

domenica 16 agosto 2020
Primocanale contro la par condicio

La legge sulla par condicio risale al 1993 poi rivista nel 2000 con la legge 28.

Vecchia, fatta dalla sinistra contro lo strapotere mediatico di Berlusconi (da me condivisibile per questo specifico caso visto il palese conflitto di interessi) è una legge vecchia, nata quando non esistevano quasi i siti web e men che meno i social.

Nacque già discriminando la carta stampata dalla televisione e finì per coinvolgere tutto il settore televisivo anche quello locale. Oggi è palesemente iniqua, inutile, discriminante, vecchia, al di fuori della realtà del sistema mediatico del 2020. Su un quotidiano così come sui siti e sui social si può scrivere quello che si vuole, prendere posizioni nette a favore di questo o quel partito. Si può far vedere un video o pubblicare foto di candidati in qualsiasi momento non solo strettamente legato a motivi elettorali o istituzionali. In televisione no.

Noi siamo tenuti a rispettare precisamente sulla legge e il relativo regolamento emanato dall’Agcom per queste elezioni e per il referendum del 20 settembre ma di fatto una fotocopia dei regolamenti degli ultimi anni. Bisogna dire basta a questa presa in giro. Il sistema mediatico è ormai un altro. O si aggiorna la legge e gli obblighi di tutti i competitor oppure si abolisca la par condicio mirata solo a ingessare il sistema televisivo nazionale e locale.

Noi abbiamo deciso che ci fermiamo per un po’

Non parleremo di politica per un periodo in segno di protesta.

Non ci stiamo più a rispettare questa legge. Valuteremo come comportarci per la prossima campagna. Forse faremo poca pochissima informazione. Togliendo di fatto ai cittadini il diritto di essere informati su quando e come si vota e su chi sarà candidato. È una protesta fino a quando lo decideremo. Ma il segnale che vogliamo dare è che la stessa politica deve interrogarsi su questa legge e se si ritiene che solo la televisione debba essere regolamentata.

Primocanale dice no all'attuale par condicio, sì alla pluralità di informazione che comprende tutti i media presenti sul mercato, tv, giornali, siti web e social.



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