IL COMMENTO

Solo tre viadotti su dieci sono stati controllati

Le autostrade si sbriciolano e le ispezioni vanno a passo di lumaca

di Matteo Cantile

mercoledý 12 maggio 2021
Le autostrade si sbriciolano e le ispezioni vanno a passo di lumaca

La rete autostradale della Liguria si sta sbriciolando e il ministero delle Infrastrutture procede a lumaca nelle verifiche sulla sicurezza: la certezza di una situazione intollerabile è arrivata ieri dalle parole, rese a Primocanale, dal super ispettore Placido Migliorino che ha ammesso di avere per il momento ispezionato solo il 30% dei viadotti della nostra regione. Perché sta andando così lentamente? “Perché ho seimila chilometri di autostrade da controllare”, ha ammesso candidamente.

Sgombriamo il campo dall’equivoco: se a un uomo solo e alla sua piccola struttura è affidato il compito di monitorare le autostrade italiane dalle Alpi alla Sicilia non è a lui che si possa imputare la lentezza nei controlli. In ogni lavoro c’è un limite fisico oltre il quale non si può andare.

Ma, come lo stesso Migliorino ha ricordato, anche la tenuta delle opere d’arte ha il suo limite: chi ci dice che qualche ponte o viadotto non lo abbia raggiunto?

Nessuno, per il momento, perché sette infrastrutture liguri su dieci sono in attesa di essere controllate. E’ possibile che nel momento in cui state leggendo questo articolo altri viadotti abbiano bisogno di provvedimenti urgenti, come quelli adottati ieri sul ‘Valle Ragone’, ma nessuno ha il tempo di verificarlo. Nella regione del ponte Morandi possiamo accettarlo?

Migliorino ha spiegato che la procedura adottata è quella di verificare per prime le infrastrutture che il ministero ha classificato come potenzialmente più pericolose, passando via via a quelle che lo sono meno: possiamo fidarci di questa classificazione? La velocità da tartaruga di queste ispezioni non costituisce ulteriore pericolo? Possiamo fidarci di prendere la macchina e imboccare un casello?

A queste domande sarebbe bene che rispondesse il ministro Enrico Giovannini che sta impiegando queste giornate per sostenere mediaticamente l’idea del ponte sullo Stretto: invece di esercitarsi in voli pindarici attorno a opere che nessuno costruirà mai, il ministro farebbe forse meglio a fare un giro in Liguria a vedere in quale stato di volgare degrado versano le infrastrutture esistenti. E, magari, in attesa di trovare gli ‘enne mila miliardi’ che servono per fare il ponte sullo Stretto e magari anche altri ponti per collegare la Sicilia a Lampedusa o Bari con l’Albania e persino Roma con la Cina, cerchi nel suo ufficio la carta carburanti per fare un po’ di benzina alle automobili ministeriali e le faccia dirigere qui con a bordo qualche ispettore in più. Il nome Morandi, ministro, non le dice niente?



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