Fare il gelato artigianalmente, utilizzando il ghiaccio preso sul monte Penna, che sfiora i 1500 metri di altitudine, e contenitori di rame, come succedeva tanti anni fa nelle campagne, oltre a tanta energia per girare i contenitori anche per due ore consecutive. Siamo a Santa Maria del Taro, al confine tra Liguria ed Emilia, borgo che avevamo conosciuto in una puntata di Viaggio in Liguria sulle terre di confine.
Come si faceva (e si fa) il gelato con il ghiaccio del monte Penna
"Un tempo il ghiaccio che si accumula in inverno sul monte Penna - racconta a Primocanale Massimo Ansaldo di Santa Maria del Taro - veniva sfruttato come una vero e proprio freezer per conservare il cibo. Inoltre quasi tutte le famiglie della zona avevano l'abitudine di farsi il gelato artigianale in casa, andando a prendere il ghiaccio, portandolo a casa e poi inserendo la crema fatta a mano dentro a un contenitore di rame, a sua volta infilato all'interno di un contenitore più grande. Tra i due veniva inserito il ghiaccio mischiato al sale e il contenitore girato per lungo tempo (a seconda della quantità anche una o due ore), attraverso una apposita manopola.
La pratica per fare il gelato artigianale a mano a Santa Maria del Taro La ricetta della crema artigianale
Come si fa la crema alla vecchia maniera? "Uova, panna, zucchero e un po' di vaniglia" spiega Massimo. E poi si gira finchè non raggiunge la consistenza del gelato.
Il 24 gennaio torna la tradizione a Santa Maria del Taro
Ed ecco che per riportare in vita questa tradizione, ogni anno verso la fine di gennaio (quest'annoi il 24 gennaio alla sera), a Santa Maria del Taro si tiene la festa del gelato artigianale che viene realizzato alla vecchia maniera e distribuito gratuitamente, di solito 500 coppette. E poi (anzi prima) polenta con sugo e formaggi a volontà. Sulle note dell'orchestra.
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