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di Matteo Angeli

Il no allo Skymetro è ormai definitivo e appartiene alla storia recente della città. Ma a distanza di mesi dalla cancellazione del progetto, migliaia di genovesi attendono ancora dall’amministrazione comunale risposte concrete su quale possa essere l’alternativa in grado di affrontare, in modo strutturale, i cronici problemi di mobilità cittadina.

Skymetro, Genova spaccata: il sondaggio Primocanale/Tecné

La rinuncia ha avuto conseguenze rilevanti: il Comune di Genova ha infatti perso 398 milioni di euro di finanziamenti e dovrà ora restituire allo Stato 32 milioni di euro già erogati. Una situazione che non ha subito variazioni dal 14 ottobre, quando il Direttore generale del Ministero Angelo Mautone, ha risposto alla richiesta di chiarimenti avanzata dal senatore Rossi. Quel documento aveva fatto chiarezza su diversi aspetti rimasti in sospeso, in particolare sul perimetro delle modifiche ammissibili al progetto e sui vincoli stringenti legati al finanziamento già assegnato.

Alla luce di questi elementi, il Comune ha scelto comunque la cancellazione definitiva del progetto Skymetro, nonostante l’opera avesse ottenuto l’approvazione all’unanimità del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, un passaggio che aveva certificato la piena compatibilità tecnica dell’intervento all’interno del quadro progettuale presentato.

Sul tema delle risorse si inseriscono le dichiarazioni del sindaco Salis, che ha ipotizzato la possibilità di richiedere un nuovo finanziamento a partire dal prossimo anno: "Non si può pensare di dire che abbiamo perso 400 milioni quando sappiamo che l'anno prossimo ci sarà un nuovo bando". Una prospettiva che, tuttavia, appare difficilmente percorribile secondo quanto riferito dallo stesso Ministero: i fondi statali seguono regole rigide, con scadenze e destinazioni ben definite, e non consentono una semplice “ripartenza” del progetto con nuove risorse pubbliche nel breve periodo.

In questo scenario entra in gioco il Politecnico di Milano, incaricato di fornire una valutazione tecnica sulle possibili alternative, una risposta dovrebbe arrivare nei prossimi giorni. Un incarico che dispone però di un budget estremamente ridotto – 85mila euro più iva – a fronte di problematiche complesse che sono state oggetto di studi, analisi e confronti per oltre un decennio. Una sproporzione evidente, che solleva interrogativi legittimi sulle reali aspettative riposte in questo lavoro: può davvero un’analisi così limitata, per tempi e risorse, sciogliere nodi strutturali che hanno impegnato progettisti e istituzioni per anni?

Le ipotesi che circolano in queste settimane – dalla riduzione dei posteggi all’introduzione di corsie preferenziali, fino alla riorganizzazione della viabilità – non rappresentano soluzioni nuove. Si tratta di opzioni già valutate in passato e spesso accantonate o ridimensionate proprio a causa delle criticità che comportano. Eliminare parcheggi in zone già congestionate e ridurre le corsie destinate al traffico privato rischia infatti di produrre effetti opposti a quelli auspicati: aumento dei flussi veicolari, maggiore congestione e un peggioramento complessivo della qualità della mobilità urbana.

Non resta anche seguire con attenzione le conclusioni del Politecnico, valutandone contenuti, limiti e concrete possibilità di applicazione. Solo allora sarà possibile capire se Genova si trovi di fronte a soluzioni realmente praticabili o a semplici esercizi teorici, utili al dibattito pubblico ma insufficienti per sbloccare una decisione operativa attesa da troppo tempo.

 

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