
L'udienza al Tribunale del riesame di Genova per la scarcerazione delle persone coinvolte nell'inchiesta sul presunto giro di finanziamenti ad Hamas, è in programma venerdì alle 9. In una nota, Nicola Canestrini, Fausto Gianelli, Elisa Marino, Gilberto Pagani, Pier Poli, Marina Prosperi, Nabil Ryah, Dario Rossi, Flavio Rossi Albertini, Giuseppe Sambataro, Fabio Sommovigo, Emanuele Tambuscio, Gianluca Vitale e Samuele Zucchini, difensori delle persone coinvolte "ritengono doveroso intervenire pubblicamente per denunciare una grave torsione dei principi dello Stato di diritto, della cooperazione penale internazionale e delle garanzie fondamentali del processo penale, a partire dalla presunzione di innocenza, ancora una volta apertamente violata".
L'arresto di Mohammad Hannoun
Intanto Mohammad Hannoun, il 63enne attivista palestinese arrestato il 27 dicembre perché sospettato di essere finanziatore e vertice della cellula italiana di Hamas, è stato trasferito dal carcere genovese di Marassi a quello di Terni (Umbria) in una sezione ad alta sicurezza destinata ai sospettati o detenuti per terrorismo. Hannoun ha fatto sapere di voler partecipare in videocollegamento all'udienza.
Fondi ad Hammas, Hannoun trasferito nel carcere di Terni
"Non sono prove giudiziarie ma materiale di intelligence"
L'indagine, viene evidenziato nella nota, "non riguarda condotte penalmente accertate, ma la trasmissione e la circolazione di informazioni acquisite in uno scenario di guerra, provenienti da un contesto di conflitto armato in corso e prodotte da apparati di sicurezza stranieri".
"Non si tratta di prove giudiziarie, ma di materiale di intelligence. Informazioni non validate, non sottoposte a controllo giurisdizionale, prive di contraddittorio e delle garanzie minime di attendibilità richieste in uno Stato di diritto. È un dato incontestabile che lo Stato di Israele rifiuta sistematicamente di sottoporsi alle regole della giustizia penale internazionale - è il ragionamento degli avvocati difensori -. È dunque giuridicamente e politicamente inaccettabile che lo stesso Stato pretenda, al tempo stesso, di strumentalizzare i meccanismi di cooperazione penale internazionale per esportare all’estero ipotesi investigative unilaterali, non verificate e funzionali a un conflitto armato in corso".
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