Cronaca

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Dopo doppia condanna in primo e secondo grado
1 minuto e 44 secondi di lettura
di a.d.

Sono state tutte assolte per intervenuta prescrizione le sei persone, tra ex dirigenti di Amiu e imprenditori, coinvolte nell'inchiesta su un giro di escort in cambio di appalti. Lo ha deciso la Cassazione che ieri sera ha annullato la sentenza di condanna d'appello. Gli Ermellini hanno accolto le tesi difensive facendo cadere l'aggravante che riguardava i falsi, ritenendo gli atti di determina come atti interni e non pubblici. Inoltre hanno riqualificato la corruzione da propria a quella per l'esercizio della propria funzione.

Tempi lunghi durante il secondo grado

L'intoppo dei tempi lunghi aveva riguardato in particolare il secondo grado. Prima il collegio aveva chiesto una nuova perizia che era durata un anno. Poi i giudici avevano impiegato 18 mesi per scrivere le motivazioni e a redarle erano stati magistrati andati in pensione. La corte di appello di Genova a ottobre 2023 aveva confermato, seppur con qualche riduzione, le condanne per gli ex dirigenti dell'Amiu, la municipalizzata del comune di Genova che si occupa dei rifiuti, e alcuni imprenditori che avevano ricevuto appunto gli appalti. Erano state ridotte anche le confische che erano passate da quasi due milioni a poco più di un milione. I giudici si erano presi 90 giorni per il deposito delle motivazioni che sono invece arrivate ad aprile di quest'anno.

I nomi coinvolti

In particolare, l'ex responsabile affari generali Amiu Corrado Grondona era stato condannato a 5 anni e sei mesi (in primo grado cinque anni e nove mesi); confermate le condanne a quattro anni e sei mesi per Vincenzo e Gino Mamone; ridotte a quattro anni a Daniele e Stefano Raschellà (da 4 anni e un mese); per Claudio Deiana confermata la condanna a 4 anni e 6 mesi. Per l'accusa l'allora dirigente Amiu avrebbe favorito gli imprenditori amici in cambio di serate al ristorante e con escort per avere appalti per lo smaltimento dei rifiuti. In primo grado era caduta l'accusa di associazione a delinquere ma erano rimaste in piedi le accuse di corruzione. Gli imputati erano difesi, tra gli altri, dagli avvocati Nicola Scodnik, Alessandro Vaccaro, Alessandro Sola, Paola Pepe, Massimo Ceresa Gastaldo, Emanuele Olcese, Giuseppe Maggioni e Anna Francini.

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