Cronaca

"II salino del mare non c'entra, i venti lì arrivano dai monti" ha detto in aula consulente Autostrade puntando il dito sul vizio occulto e occultato durante la costruzione. Oggi parlano altri consulenti delle difese degli imputati
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GENOVA - Tornano oggi in aula al processo per la strage del Morandi i consulenti di Autostrade per l'Italia chiamati in causa dagli imputati ex Aspi nella fase tecnica del processo che deve chiarire le cause del crollo di Ponte Morandi.

Nelle udienze della scorsa settimana fra le argomentazioni più forti ci sono state le critiche all'allarme lanciato dall'ingegnere Morandi pochi anni dopo l'apertura del viadotto, quando aveva avvertito che il ponte andava controllato in modo assiduo per via della corrosione indotta sugli stralli annegati nel calcestruzzo dal salino del mare.

A mettere in discussione le affermazioni del progettista del ponte è stato il consulente Aspi Pastore, corrosionista, un esperto in corrosione che facendo riferimento all'allerta di Morandi ha spiegato, calcoli dei venti alla mano, che sul ponte la corrosione non era provocata dal vento di mare, perchè comunque lontano e localizzato sino al litorale più immediato, ma dal vizio occulto sullo strallo 9.

Un altro consulente titolare di una ditta di tomografie è stato chiamato in causa per un focus, come un'autopsia, sul reperto 132 da cui sarebbe scaturito il crollo al fine di cercare di capire quanti cavi era rotti prima del crollo e quanti invece si sono rotti dopo il cedimento.

Oggi in aula ci sarà il professor Del Grosso, consulente Aspi che discuterà come il vizio occulto, a suo parere, non fosse individuabile.

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