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Se alle comunali di Genova si dovesse arrivare a un ballottaggio sarebbe, questa volta, una sfida divertente. I candidati, tutti e tre, sono ottimi nomi, molto differenti l’uno dall’altro e per questo bene identificabili, ognuno con una storia personale e professionale importante. Detto questo che è una buona cosa, mi resta ancora piuttosto difficile comprendere quali sono i loro “modelli di città”. Anche perché penso che alla stragrande maggioranza dei genovesi interessi relativamente il “modello” teorico fatto di belle parole spesso abusate, ma molto più pragmaticamente, le cose che i tre vorrebbero realizzare se riuscissero a sedersi nello studio di Palazzo Tursi che fu di Pertusio, Cerofolini e Pericu. Voglio dire che mi attendo indicazioni concrete e possibilmente realistiche, che vuol dire con fondi per farle e tempi abbastanza certi.

Penso a un sistema di pulizia della città che restituisca a Genova l’immagine di una città tenuta bene, sia dalla civica amministrazione che dalla popolazione. A una città dove il traffico che, onestamente, a Genova non è caotico, segue alcune regole dimenticate: le doppie soste, per esempio, che sono diventate un pesante ostacolo alla circolazione con la crescita enorme durante il lockdown dei servizi di consegne a domicilio. Avrete notato che il centro è ingolfato dai furgoni.

Mi piacerebbe che i tre mi spiegassero quali pedonalizzazione vogliono fare, se vogliono farne. Dove vorrebbero piantare alberi, creare nuovi giardinetti.
Un trasporto pubblico che superi finalmente il dramma della pandemia e punti su alcune direttrici delle quali si parla da decenni. Una per tutte quella della Val Bisagno che oggi sia in entrata che in uscita è diventata uno dei nodi intricati della circolazione. E una ripresa certa della realizzazione della metropolitana che da alcuni decenni dovrebbe raggiungere l’ospedale di San Martino.

Di fronte abbiamo la meraviglia del progetto di Renzo Piano per il Waterfront di Levante che diventerà un’altra caratteristica della nostra città. Come utilizzare questo tesoro?

E’ evidente che sto parlando di questioni di vita pratica. Un sindaco deve anche disegnare una città per chi ha problemi. E questo è il nodo più complicato. Così come tocca anche a un primo cittadino inventare qualche stratagemma che serva al futuro dei giovani che non si risolve solo con la cosiddetta movida. Una città è insieme di fabbriche e giardini, di scuole e ospedali.

Ma per questi progetti non basta solo un sindaco. Occorre una politica nazionale e locale complessiva e, quindi, chiedo a un sindaco di avere una stretta e convinta relazione con i parlamentari. Ecco. I parlamentari. A volte, ho difficoltà a ricordare i loro nomi. Forse farebbero bene a darsi da fare anche durante questa campagna elettorale per i loro “collegi”.

 

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