
Il dibattito sulla tassa destinata ai crocieristi si è ormai acceso in tutta la città. Primocanale, da diversi giorni, sta approfondendo la misura analizzandone vantaggi e criticità, in vista dell’entrata in vigore prevista non prima di marzo.
C’è chi la considera un provvedimento necessario, quasi un indennizzo per i disagi che le attività del porto causano a molti residenti e chi invece un rischio per i numeri dei traffici. Il vicesindaco di Genova, Alessandro Terrile nei giorni scorsi è intervenuto su Primocanale.it, rispondendo anche all’articolo firmato dall’editore Maurizio Rossi.
Alta tensione tra Secolo e Salis per la tassa sui crocieristi. Chi ha ragione?
Nelle ultime ore si aggiunge al confronto anche l’ex assessore Pietro Piciocchi, con una lettera che pubblichiamo integralmente.
"In questi giorni sono stato più volte chiamato in causa come Assessore al bilancio della passata amministrazione per avere avviato il percorso che ha portato la Giunta Salis a volere istituire la tassa di imbarco a cui Primocanale sta dedicando un importante approfondimento.
È vero: fu la precedente Giunta comunale ad adottare per prima il tributo con una delibera che, tuttavia, non fu mai portata all'approvazione del Consiglio comunale.
Spiego le motivazioni che indussero il sottoscritto, in allora reggente del Comune di Genova, ad interrompere l'iter approvativo di questo provvedimento.
Una premessa è d'obbligo: come ha riferito l'attuale Vice Sindaco, la misura in questione è stata inserita in un accordo per il mantenimento dell'equilibrio di bilancio tra il Comune di Genova e la Presidenza del Consiglio dei Ministri sulla base di una disposizione di legge che è stata applicata anche in altri grandi Comuni tra cui Napoli, Torino, Venezia e Palermo. L'accordo fu firmato nell'anno 2022 e, oltre all'addizionale sui diritti di imbarco, aveva previsto l'incremento dell'addizionale comunale all'IRPEF. In cambio eravamo riusciti ad ottenere che il MEF riconoscesse al bilancio del Comune un trasferimento in parte corrente di circa 25 milioni di euro all'anno fino al 2032: tanta manna. Tengo tuttavia a precisare che la manovra sull'imposta sul reddito fu attuata in virtù di una intesa politica con il Governo di allora che in quell'anno aveva diminuito le aliquote dell'IRPEF.
Tradotto: l'intera operazione di rimodulazione dell'addizionale comunale fu effettuata dalla passata amministrazione in regime di neutralità fiscale per i contribuenti genovesi.
Quanto all'addizionale ai diritti d'imbarco, che nella prima fase fummo costretti ad inserire nell'accordo con il Governo, ci rendemmo presto conto di come la stessa non fosse applicabile.
Vi ostava il fatto che la legge si limitasse a prevedere l'istituzione della tassa ma non disciplinasse - come tutt'ora non disciplina affatto - le procedure di riscossione e gli obblighi dei vettori. E il Comune non aveva il potere normativo per colmare queste lacune.
Iniziò dunque un confronto serrato con vari Ministeri (Economia, Interno, Trasporti) per comprendere se effettivamente il Governo intendesse mettere in condizione gli enti locali di riscuotere questa tassa. Ci fu un vivace dibattito, che coinvolse gli Assessori al bilancio di varie Città, tra cui il sottoscritto, per studiare una riforma che regolamentasse compiutamente la materia, mutuandone il contenuto dall'attuale disciplina del tributo di sbarco sulle isole minori. Di questa discussione, peraltro, si trova eco nel disegno di legge di riforma della finanza locale che ha recepito la tassa d'imbarco, anche se, allo stato, è ben lungi dall'essere approvato. Nel frattempo importanti vettori aerei avevano impugnato le delibere istitutive della tassa di Venezia e Napoli.
Ebbene, a motivo di questa situazione confusa, il Comune di Genova, in sede tecnica e con riserva di ogni decisione politica sul punto, sottopose al Governo la possibilità di una ulteriore rimodulazione delle addizionali IRPEF, specificando che ciò veniva proposto anche allo scopo di compensare il mancato gettito derivante dall'impossibilità di istituire la tassa portuale. Tutto ciò così da potere conseguire, per altra via, il target di gettito stabilito dall'accordo.
Il Ministero dell'Interno, consapevole delle difficoltà che si erano incontrate, diede ampia disponibilità in tal senso. In una nota trasmessa al Comune lo scorso 24 febbraio, il Dipartimento per la Finanza locale, "preso atto delle difficoltà applicative della misura relativa ai diritti di imbarco", invitava il Comune di Genova a fornire le proprie proposte di revisione dell'intesa.
La mia decisione di interrompere l'iter approvativo del provvedimento era dipesa, dunque, da una presa d'atto della realtà: il fatto che, se anche avessimo istituito questa tassa, non saremmo stati in grado di riscuoterla; la necessità di evitare di coinvolgere il Comune in contenziosi dagli esiti incerti (il Comune di Venezia aveva perso in Consiglio di Stato); l'esigenza, che avevo avvertito, di una maggiore concertazione con il cluster portuale che aveva manifestato più d'una perplessità. Aggiungo tutta una serie di ulteriori dubbi tecnico-giuridici che mi erano sorti, primo tra tutti se fosse o meno dovuta l'IVA sui diritti d'imbarco, nonché la possibilità stessa di istituire una misura denominata "addizionale comunale sui diritti d'imbarco per passeggero", considerato che nel Porto di Genova non esistono e non si applicano "diritti di imbarco per passeggero". Non c'era, dunque, nulla su cui "addizionare".
Da tutto quanto ho raccontato traggo due conclusioni: in primo luogo, mi pare troppo semplicistico, come pretende l'attuale Giunta, addebitare alla passata amministrazione la "colpa" per essere stata costretta ad istituire questa tassa. Non fummo costretti noi allora e non lo è certo questa Amministrazione adesso. Ritengo che chi governa si debba assumere fino in fondo la responsabilità delle proprie decisioni. Questo continuo attribuire al passato le cause di provvedimenti fastidiosi inizia francamente a diventare stucchevole.
In secondo luogo, mi pare del tutto improbabile, considerata la piena comprensione della vicenda e l'ampia disponibilità manifestata dal Ministero, che il Comune di Genova sia stato recentemente "messo in mora" dallo Stato per la mancata istituzione del tributo e su questo aspetto credo che sia giusto attendersi dal Comune maggiore chiarezza.
Nel frattempo, per le ragioni che ho esposto, continuo a non comprendere l'utilità di istituire una tassa che, se non ci saranno modifiche alla normativa, non potrà essere riscossa".
*Vince Genova, ex sindaco facente funzioni di Genova
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