GENOVA -"Il caldo e la siccità ci impongono di ripensare il verde attorno a noi".
A dirlo è Elena Mora, curatore dell'Orto Botanico dell'Università di Genova, un ettaro di verde incastonato fra le case di corso Dogali, a Castelletto.
"Bisogna prendere atto dei ritmi diversi dell'agricoltura, ma anche della necessità di adeguare il verde urbano e ornamentale - spiega ancora Mora -. Gli alberi piantati oggi nelle città non vanno più bene, occorre invece considerare nuove specie più adatte a climi caldi, rinunciare a qualche pianta che era già al limite, ad esempio possiamo mantenere l'uso delle piante mediterranee, il leccio, il cercis, mentre piante di climi più continentali come il bagolaro, il platano, i tigli, le piante spoglianti in generale, che hanno bisogno di una stagionalità precisa e soffrono in modo marcato la siccità, hanno bisogno di aiuto con l'irrigazione".

"Questi cambiamenti climatici - spiega ancora Mora - fanno soffrire le piante che hanno bisogno di una stagionalità definita, le piante d'inverno devono andare a riposo, e soffrono l'assenza di segnali che gli indicano che è arrivato l'inverno e cosa fare. Naturalmente soffrono anche per la siccità, soprattutto quest'anno quando abbiamo avuto grossi problemi, noi come tutto l'ecosistema in generale".
Moro parla anche della reazione delle piante più caratteristiche della Liguria al nuovo clima: "La coltivazione delle mimose ha problemi da parecchi anni, un fiore che fioriva in coincidenza con la festa della donna ma che da parecchi anni invece fiorisce con molto anticipo, intorno a gennaio e quindi i produttori devono necessariamente conservarle e fare uso di frigoriferi sino al momento della vendita".
Sul basilico invece spiega: "E' una coltivazione da serra, principalmente, può avere un problema di approvvigionamento idrico, ma è più gestibile anche se possono cambiare i costi".
Gli ulivi invece sono molto resistenti alla siccità, "la pianta sopravvive, quello che cambia sono i raccolti, dunque potremmo avere meno olive".
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