
Continuano i sondaggi Primocanale/Tecnè per misurare il sentiment dei genovesi sui grandi temi della città e sull’attualità.
Uno dei casi che più ha fatto discutere negli ultimi mesi è stato senza dubbio la decisione dell’amministrazione comunale di togliere il tradizionale presepe da Palazzo Tursi, sostituendolo con un “villaggio di Babbo Natale”.
Una scelta che non ha convinto la maggioranza dei cittadini. Secondo il sondaggio, infatti, il 69% dei genovesi considera la decisione un grave errore che umilia le tradizioni della città. Solo il 27% la giudica invece una scelta giusta, mentre il 4% degli intervistati ha preferito non rispondere. Numeri chiari, che raccontano una bocciatura netta da parte dell’opinione pubblica.
Silvia Salis aveva vinto le elezioni con il 51,5% dei consensi: questo significa che una parte consistente dei suoi stessi elettori non condivide la scelta di eliminare il presepe da Palazzo Tursi.
La vicenda aveva già acceso il dibattito a dicembre, con proteste dell’opposizione e forti reazioni sui social network. “Una scelta politica”, aveva commentato l’assessore Tiziana Beghin, rivendicando la decisione della giunta Salis. Alla base della scelta, l’idea che in una società plurale e multiconfessionale la rappresentazione della nascita di Gesù possa risultare “poco inclusiva”.
Il presepe a Palazzo Tursi, come avevano sottolineano qualche tempo fa, non obbligava nessuno a essere credente, non imponeva un credo e non escludeva alcuno. Era – ed è tradizionalmente – un simbolo capace di unire, più che di dividere. Un elemento culturale prima ancora che religioso, profondamente radicato nella memoria collettiva.
Ed è forse proprio questo il punto centrale emerso dal sondaggio: quando si interviene su un simbolo percepito come condiviso, la reazione diventa inevitabile. Al di là delle intenzioni dell’amministrazione, il messaggio arrivato a una larga fetta di cittadini è stato quello di una rottura con le tradizioni, più che di un passo verso l’inclusività.
Il tema resta aperto e destinato a far discutere ancora. Ma una cosa appare chiara: su questa vicenda, i genovesi hanno espresso un giudizio netto, che la politica non potrà ignorare.
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