Attualità

ISOLA DEL GIGLIO - Accadde esattamente dieci anni fa. Alle 21.45 del 13 gennaio 2012 la Costa Concordia, varata il 2 settembre di sette anni prima tra infausti presagi (la bottiglia di champagne non si ruppe) impattò contro un gruppo di scogli davanti all’isola del Giglio che aprirono una falla lunga circa 70 metri sul lato di sinistra della carena. La nave – partita da Civitavecchia e diretta a Savona, ultima tappa di una crociera ­- non avrebbe dovuto transitare così vicino alla costa. Il bilancio fu tragico: 32 vittime, 110 feriti, 4.197 i superstiti.

Fu il Comandante Francesco Schettino a decidere di compiere un ‘inchino’, termine con il quale si intende una manovra atta a deviare la rotta normale di un’imbarcazione per portarla il più vicino possibile alla terraferma con lo scopo di rendere omaggio a qualcuno che si trova lì. Nella circostanza, i familiari del maître di bordo Antonello Tievoli residenti sull’isola e il comandante Mario Terenzio Palombo che lo aveva seguito agli inizi della carriera, anche lui al Giglio.

Dopo l’urto l'acqua che si riversò all’interno mise fuori uso i motori elettrici principali e i generatori a gasolio causando un blackout in pochi secondi e allagando completamente almeno quattro compartimenti. Un danno così rilevante impedì ogni possibilità di controllo rendendo la nave completamente ingovernabile. Nonostante la gravità della situazione Schettino, inizialmente contattato dalla Capitaneria di porto, parlò soltanto di un’interruzione della corrente elettrica mentre fu il parente di un passeggero avvertito per telefono dal proprio congiunto del cedimento del soffitto del ristorante e dell’ordine di indossare i giubbotti di salvataggio ad allertare i Carabinieri di Prato che a loro volta segnalarono il fatto alla stessa Capitaneria. Alle 22.30 viene lanciato il segnale di emergenza generale, sette fischi brevi, e ordinato l’abbandono della nave mentre da terra il capitano Gregorio de Falco dispone il dirottamento sul luogo di tutte le navi presenti in zona per dare assistenza mentre vengono calate le scialuppe di salvataggio e alcuni passeggeri si gettano in mare raggiungendo a nuoto la riva. Intorno alle 23.15 la ‘Concordia’ comincia ad inclinarsi per coricarsi poi sul fianco di dritta mentre salta anche il generatore d'emergenza lasciando completamente al buio chi è ancora a bordo. Al dramma si aggiunge il comportamento vergognoso del Comandante Schettino che verso mezzanotte e mezza, prima che le operazioni di salvataggio dei passeggeri fossero concluse, con altri ufficiali sale su una lancia affermando poi di aver creduto che tutti fossero già in salvo. E’ passato alla Storia il colloquio con il Capitano De Falco che senza mezzi termini gli intimò di risalire immediatamente. Lui con una bugia rispose che stava coordinando le operazioni da una lancia di salvataggio dal momento che la nave era ormai impraticabile. Alla fine le vittime furono trentadue fra le 4.229 persone a bordo. La più piccola una bambina di 5 anni in vacanza con il papà che non aveva trovato posto sulle scialuppe del ponte 4 risucchiata in una voragine apertasi con il ribaltamento dell'imbarcazione.

Dopo la tragedia il recupero della nave (la più grande nella storia per cui sia stata messa in moto un’operazione del genere) fu affidato ad una società statunitense specializzata nel settore che insieme ad una ditta italiana gestì la rimessa in assetto, il galleggiamento del relitto e poi la rimozione. Il 23 luglio 2014, trainata da due rimorchiatori oceanici, la ‘Costa Concordia’ lascia definitivamente l'isola del Giglio per compiere le 200 miglia nautiche che in poco meno di quattro giorni la porteranno a Genova dove – con la testimonianza dalle immagini di Primocanale che seguì l’evento con ore di diretta  - arrivò all'alba del 27 nell'area portuale di Pra' per la prima parte dello smantellamento cui seguì il trasferimento -  il 12 maggio 2015 - nell'ex Superbacino del porto di Genova per la definitiva demolizione che si concluse il 7 luglio 2017.

La nostra emittente – con giornalisti inviati al Giglio – seguì in maniera capillare tutta la vicenda e le sue conseguenze: dalla cronaca di quelle prime ore convulse alle ricerche sul relitto al recupero della nave fino al suo al suo raddrizzamento e al ritorno a Genova. Per non parlare del processo al Comandante Francesco Schettino che l’11 febbraio 2015 venne condannato a 16 anni di reclusione: dieci per omicidio plurimo colposo e lesioni colpose, cinque per naufragio colposo, uno per abbandono della nave. E nell’archivio storico di Primocanale si può ritrovare la cronaca di quei giorni, con le ricerche, i salvataggi e, purtroppo, i ritrovamenti delle vittime e i primi provvedimenti ed esposti nei confronti di Costa Crociere. I superstiti vennero portati a Savona, tutti con negli occhi ancora la paura di quello che avevano passato. Una coppia di Biella raccontò a Francesca Baraghini, all’epoca inviata di Primocanale, quei 40 minuti di attesa, le ore trascorse in mare su un gommone e poi la notte chi senza scarpe chi rimasto in pigiama. Una signora straniera francese a caldo, ricoperta di lividi, affermò in inglese: "Era la prima volta con questa compagnia, mai più". Il panico di quei momenti per molti viaggiatori che videro la vacanza trasformarsi nel peggiore degli incubi non è mai cessato. 

Costa Concordia: le parole dei superstiti – L’INTERVISTA

E poi i mesi successivi Primocanale tenne alta l'attenzione, dalla conferenza stampa di Costa Crociere alle immagini della rotazione, un'operazione delicata che suscitò l'interesse internazionale. Da quel 16 di settembre del 2013 passarono poi diversi mesi prima di vedere la decisione definitiva di portarla nel porto di Genova per lo smantellamento. E Primocanale, questa volta con Andrea Scuderi, andò proprio all'isola del Giglio nel luglio 2014 per realizzare un reportage prima della partenza definitiva verso la nostra città. 

Concordia, reportage di Primocanale al Giglio – LO SPECIALE

Fu un'occasione importante per la città di Genova e per il porto che lavorò con solerzia nei mesi successivi per smantellare il relitto, fino all'ultimo saluto nel maggio 2015. E di tutta questa storia Primocanale ha conservato le immagini di una delle vicende di cronaca più di rilievo di questi ultimi anni. Sull'archivio storico potete trovare tutte le testimonianze e i servizi di allora (CLICCA QUI).