Politica

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Seguo con interesse, anche da cittadino genovese, la campagna di Primocanale e de "Il Primo" per dare a Genova spiagge libere come nel resto dell'Europa e del mondo. Campagna che, basta leggere i commenti, sta destando un interesse incredibile. Giusta la considerazione su come sono organizzate le spiagge della Francia che permettono a chiunque di godere almeno del mare e del sole senza barriere. Le spiagge da Mentone a Cannes da Nizza a Saint Tropez sono per oltre il 60 per cento libere. Sono spiagge pulite, con piccoli centri soccorso, possibilita' di stendere il proprio asciugamano, di affittare un lettino, di portare un panino o di mangiare aragosta a 500 euro a testa. Ma l'ingresso alle spiagge è libero. Dalla Francia al Brasile dove le spiagge sono pubbliche e bambini, ragazzi, uomini e donne sono felici di godere delle loro bellezze naturali.

Ovunque è così meno che a Genova che ha un altro strano primato: avere una famiglia proprietaria di un pezzo di costa stupendo, di fatto della citta' ''Il Lido''. Ricordo da ragazzo quando si entrava al Lido dalle spiagge confinanti e i bagnini ci davano la caccia. Noi stavamo sul bagnasciuga, nel pieno diritto, ma venivamo cacciati anche da lì, con arroganza. La capacità che dobbiamo avere è quella di cambiare, di non accettare più i dicktat anche se legali subiti negli ultimi 50 anni. E ovviamente non mi riferisco solo al Lido. Ma parlando di questo caso che ritengo simbolico, perchè non partire proprio da qui per un cambiamento della filosofia della città? Noi dobbiamo consegnare questa città diversa alle nuove generazioni. Abbiamo visto Genova morire, abbiamo visto il porto a pezzi, abbiamo il traffico di tir che ci blocca e stritola e le nostre generazioni, come quella della Sindaco, sono state incapaci di dare un disegno e una mission alla Superba che non è più.

Solo Renzo Piano con una visione lungimirante ci ha regalato il Porto Antico e da un Expo finto che durava 90 giorni ha pensato di costruire, non in cartongesso come alla Cartuca di Siviglia, ma in solidi mattoni un Expo che durasse negli anni e fosse la base di partenza del futuro turistico di Genova. E proprio Piano dice che non si può e non si deve ragionare su una città a pezzetti, ma ci vuole un disegno complessivo. Come si fa, allora, a guardare senza preoccupazione al progetto del Nuovo Lido che sembra emergenza cittadina e cavalca strade a dir poco preferenziali? Il Comune, la Provincia, la Regione, hanno acquistato molti beni discutibili. Si abbia il coraggio di fare una proposta seria e sensata per il futuro della città.

Gli Enti, la Camera di Commercio, comprino il Lido e lo regalino alla città. Regalino ai genovesi l'accesso al mare come ai tempi dell'Expo furono abbattute le barriere tra la città e il porto. I proprietari che tanto si preoccupano dei posti di lavoro indichino un prezzo equo per far tornare al demanio quell'area che dovrebbe essere naturalmente del demanio. La Sindaco si faccia spiegare ad esempio dalla brava Francesca Balzani che dice essere la sua creatura europea, come impostare un'operazione di finanziamento internazionale o come vendere altri manufatti per acquistare con mutuo trentennale il bene in questione. Poi metta in mano a un'asta pubblica gli spazi rigorosamente aperti alla città: dalla ristorazione, alle piscine, alle palestre al fitness, alla gestione libera delle cabine per chi le vuole. Si ristrutturi nel rispetto della storia dell'area, si valutino galleria commerciale e altre possibilità di attività economiche. Ci si renderebbe conto che l'operazione sta in piedi e forse che si potrebbero addirittura pagare le rate annuali di mutuo. Oppure che se ne occupi la Filse che sa bene come muoversi sulle operazioni immobiliari.

Troppo facile seguire le strade convenzionali, quali le rischiose operazioni edilizie sostenendo superficialmente e senza alcuno studio l'impossibilità di trovare una quadratura economica al di fuori della costruzione di 20.000 mq da vendere a 10/15 mila euro al metro e chiudendo ulteriormente l'area destinata a pochi eletti. Bella giunta di sinistra! Che privatizza e dà al privato più di quanto gli fu concesso ai tempi del fascio (che almeno di appartamenti non glie ne fece costruire). Oppure se la proprietà si oppone e rifiuta di vendere al pubblico si valuti un esproprio corretto, a valore di mercato: come si espropria un abitante della Valpolcevera per costruire la Gronda perchè non espropriare un'area di interesse della città come il Lido? Oppure si liberino altre spiagge occupate da bagni privati e si tenga solo il Lido. Sogno, però, che almeno la metà di Corso Italia diventi pubblica per davvero, con servizi igienici, docce, punti di infermeria, consentendo a tutti di godere almeno del sole e del mare gratuitamente!

Io una società con 10 volte il capitale sociale di quella che ha presentato il progetto del Lido sono pronto a farla subito e sono convinto che in molti mi seguirebbero, ma se il Comune compra, poi faccia dei bandi precisi di gestione aperti a tutti e non solo un'offerta come ora di fatto della stessa proprietà che ti dice “o cosi' o pomì”. E non forzino la mano con l'eventuale perdita di posti di lavoro. Se non sono capaci di gestire questo business motivo in più per cedere l'area e vivere di rendita.