Cronaca

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Due coniugi cinesi che avevano realizzato in un capannone dello spezzino una sartoria, sfruttavano in realtà manodopera clandestina riducendo in schiavitù un giovane connazionale. E' il primo caso di questo tipo che accade in provincia della Spezia. Lo ha scoperto il comando tenenza della Guardia di finanza di Sarzana che ha tratto in arresto Chenglun Chen e la moglie Yueliu Zhou, entrambi di 58 anni che ora dovranno rispondere dell'accusa di riduzione in schiavitù di un loro connazionale, un ventenne mantenuto in uno stato di totale soggezione e che lavorava senza retribuzione nella loro azienda tessile in cambio del solo vitto e alloggio rimediato in uno spazio di due metri per due senza finestre. Per gli altri 6 dipendenti cinesi in regola, tutti ventenni, invece retribuzioni da fame, in certi casi anche di 10 euro al giorno. Molto precarie le condizioni igieniche del capannone che è stato posto sotto sequestro: tre ragazze erano alloggiate in spazi angusti al piano terra, mentre i maschi in un soppalco da raggiungere a carponi.