Cronaca

49 secondi di lettura
Un imprenditore di 33 anni della Val di Magra e un 33enne residente a Roma, legale rappresentante di una azienda della capitale dovranno rispondere dell'accusa di emissione e utilizzo di fatture per operazioni commerciali inesistenti. I due sono accusati di aver evaso, attraverso un ingegnoso sistema, 1,2 milioni di euro di Iva e di aver sottratto alla tassazione diretta circa 6 milioni di euro. La frode è stata scoperta dopo un anno di indagine dagli uomini della Guardia di Finanza di La Spezia e riguardava un commercio illecito di prodotti per la telefonia mobile. I telefoni cellulari venivano acquistati utilizzando l'intermediazione fittizia di imprese fantasma aventi sede in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Lazio e alle quali erano collegate altrettante società europee, in particolare austriache, spagnole e della Repubblica di San Marino. La merce giungeva nelle aziende della Val di Magra, ovviamente senza mai aver abbandonato il territorio italiano, facendo scattare un giro di pagamenti anticipati tra il destinatario e i finanziatori, che portava enormi introiti ai truffatori.