Colpo di scena nel caso dell’omicidio di Nada Cella, la segretaria di 25 anni massacrata a Chiavari, nello studio del commercialista Marco Soracco per cui lavorava.Era il 6 maggio del 1996, quando poco dopo le 9, fu proprio il suo datore di lavoro a ritrovare Nada priva di vita. Ora dopo 25 anni, la svolta è arrivata grazie all’attenzione di una criminologa pugliese, Antonella Delfino Pesce, specialista in genetica all’Università di Bari, che ha dedicato gli ultimi tre anni per conto di Silvana Smaniotto, la mamma di Nada, a studiare per la sua tesi di laurea tutte le carte degli accertamenti svolti dalla squadra mobile.
Al centro dell’attenzione della professionista pugliese è anzitutto un bottone ritrovato sotto il corpo della povera segretaria analogo ad altri bottoni rinvenuti nella casa di Anna Lucia Cecere, ora 53enne, una vecchia conoscenza del commercialista Soracco.
Ora la Cecere vive a Cuneo. A suo tempo abitava a Chiavari, in corso Dante, nei pressi del luogo dover si consumò il delitto: a suo tempo era stata indagata fin dall’inizio ma la sua posizione venne presto archiviata.
Secondo gli investigatori della squadra mobile, coordinati dal procuratore capo facente funzioni, Francesco Pinto, e dal sostituto Gabriella Dotto, la Cecere si era invaghita del commercialista e aspirava ad occupare la posizione di Nada Cella.
"Dopo 25 anni è possibilissimo rilevare il Dna dal bottone e non solo – ha dichiarato in diretta a Primocanale Antonella Delfino Pesce -. Ci sono altri reperti e testimonianze importanti che collocano l’indagata sotto una nuova luce".
Le nuove indagini si avvarranno delle analisi forensi del Dna che saranno condotti dal professor Emiliano Giardina, il genetista che arrivò all'ignoto" 1 nel caso di Yara Gambirasio.
"Vogliamo dare a Nada ciò che si merita, competenza e professionalità. Abbiamo dato tutto, è giusto così perché lo merita la mamma Silvana e lo meritava Nada” ha concluso Antonella Delfino Pesce, a Primocanale.
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