cronaca

Il ministro Boccia convoca Azzolina per la questione delle superiori
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E' iniziato poco prima delle 10 di oggi domenica 18 ottobre il vertice tra Governo, Regioni ed Enti locali sulle misure per contenere l'epidemia Covid. Il ministro per gli Affari regionali, Francesco Boccia ha infatti convocato per questa mattina un vertice con Regioni, Anci e Upi. All'incontro terminato prima dell'ora di pranzo hanno partecipano il ministro dell'Università, Gaetano Manfredi e il commissario all'emergenza, Domenico Arcuri, il ministro della Salute, Roberto Speranza, la ministra della Scuola, Lucia Azzolina, la ministra dei Trasporti, Paola De Micheli, e il capo della Protezione civile, Angelo Borrelli. 

GLI AGGIORNAMENTI:

Per locali e pub "valutare una misura che consenta dalle ore 18 il solo consumo al tavolo". E' una delle proposte avanzate dalle Regioni durante il vertice con il governo sulle misure da inserire nel prossimo Dpcm.


Le Regioni si sono dette contrarie a una possibile misura restrittiva sulla chiusura delle palestre. E' quanto si apprende al termine del vertice tra governo e Regioni, in merito alle misure del nuovo Dpcm in arrivo.
Il ministero dell'Università e della ricerca ha costituito una cabina di regia per monitorare le azioni adottate e garantire il graduale riavvio delle attività didattiche e di ricerca,
valutare l'impatto dell'emergenza sanitaria sul sistema della formazione superiore e della ricerca, effettuare la ricognizione dello stato di attuazione delle misure per il contrasto e il contenimento del Covid nelle università, Afam ed enti di ricerca. La strada indicata dal ministro dell'Università Gaetano Manfredi e concordata stamane con le Regioni - a quanto si apprende alla fine dell'incontro, convocato oggi dal ministro Boccia - consiste per l'università nella rimodulazione della didattica a seconda della situazione locale della pandemia, aumentando o diminuendo la didattica in presenza. Il sistema è comunque già flessibile: gli atenei potranno a modificare il calendario delle attività universitarie se vi sarà la necessità di farlo.


"All'incontro di oggi abbiamo voluto che ci fossero tutti gli attori in campo, dai ministri alle Regioni, agli enti locali, per uscirne più uniti e più forti. Siamo in una fase nuova dell'emergenza sanitaria, con reti sanitarie più forti ma con tanti contagi in più e molti tamponi in più. Solo con la flessibilità e la responsabilità di tutti riusciamo a trovare soluzioni condivise. Su scuola, università e trasporti le proposte di Regioni ed enti locali sono di buon senso e vanno nella direzione auspicata da tutti noi per tutelare al massimo salute, attività scolastiche e universitarie e funzionamento delle nostre città. Chi vive le complessità quotidiane dei territori merita il massimo dell'ascolto". Lo ha detto - a quanto si apprende - il ministro per le Autonomie, Francesco Boccia durante il vertice Governo-Regioni.

"Abbiamo chiesto di non intervenire penalizzando ulteriormente i locali pubblici con altre riduzioni di orario".
E' quanto riferisce il governatore della Liguria, Giovanni Toti e vice Presidente della Conferenza delle Regioni, che in loro rappresentanza chiede al governo "più di didattica a distanza a rotazione per i ragazzi degli ultimi anni. La Liguria già usa i bus turistici dove si può e dove è utile, ma per alleggerire i mezze serve anche scaglionare ingressi nelle scuole e nei luoghi di lavoro".

"Le università sono luoghi sicuri,
la didattica è già al 50% a distanza, le lezioni sono controllate, con uso della mascherina e distanziamento, tutto è stato programmato con protocolli specifici e la massima attenzione, è impossibile fare di più all'università. E' quanto avrebbe detto, secondo quanto si apprende il ministro dell'Università Gaetano Manfredi. Il ministro avrebbe fatto notare è più sicuro fare stare in facoltà per gli studenti che fuori, dove non c'è controllo nelle distanze e a volte non c'è uso di mascherine. Il ministro avrebbe fatto un appello a rafforzare al meglio la collaborazione tra le istituzioni nazionali e locali e ha chiesto risposte flessibili che consentano di contemperare le giuste richieste di sicurezza con le necessità di studio degli studenti.

"Non si può pensare di fare la didattica a distanza a tutte le ultime classi delle scuole superiori: hanno la maturità.
 La scuola in presenza è fondamentale per tutti, dai più piccoli all'ultimo anno del secondo grado". Lo avrebbe sottolineato la ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina, a quanto si apprende, parlando con le Regioni e gli Enti locali nel vertice ancora in corso. Il ministra avrebbe aperto a più didattica a distanza laddove ci sono criticità.

IL NUOVO DECRETO PER CONTENERE I CASI DI COVID
- Entro stasera è atteso il nuovo decreto. Un decreto in bilico tra il rigore anti-contagio e la paura di una nuova crisi per il mondo del lavoro, prima di tutto ristoranti e palestre. Sono ancora in corso le trattative sui provvedimenti da inserire nel nuovo Dpcm: un documento ancora incompleto che il Governo spera sia condiviso il più possibile con le Regioni, pronte a tendere una mano con alcune riserve e ancora convinte dell'idea della didattica a distanza alle superiori. Alcune certezze già ci sono: smartworking fino al 70-75% e un'ulteriore stretta sulla movida.

L'idea di base - ha spiegato il ministro della Salute Roberto Speranza in un vertice con i governatori - è l'irrigidimento delle misure per alcune attività 'non essenziali', tutelando occupazione e scuola. L'obiettivo è "evitare di arrivare ai livelli" di Francia e altri Paesi Ue. Ma molte Regioni dicono 'no' all'ipotesi di chiusure anticipate sotto la mezzanotte mentre Confcommercio e Cgia, sul fronte economico, prefigurano "scenari bui".

Lo scopo è di scongiurare il più possibile che nuove misure gravino sugli esercenti dei settori al centro della stretta, dai pub alle palestre. "Non mi pare però che i ristoranti e gli esercizi che assicurino posti a sedere nel rispetto dei protocolli debbano rientrare nella categoria dei locali dove ci sono assembramenti", spiega il presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, il quale chiede anche garanzie per il ristoro di quei settori costretti toccati dai provvedimenti.

"Stiamo lavorando - aggiunge il presidente della Liguria, Giovanni Toti - ad interventi che al momento escludono il coprifuoco modello francese e ulteriori strette a bar e ristorazione, che però devono continuare a rispettare le regole con grandissimo rigore". Un altro secco 'no' arriva dal governatore del Piemonte, Alberto Cirio, che aggiunge: "di fronte all'ipotesi di coprifuoco difendo la scelta di tenere aperte le attività economiche fino alle 24". Tra i governatori non è ancora emersa una proposta definitiva e tra le ipotesi e solo una parte, dunque, sarebbe d'accordo sul fissare la chiusura dei locali eventualmente alle 23.

Tutti sono concordano sull'introduzione di restrizioni più nette per le modalità di consumo all'interno dei locali: "basterebbe - spiegano - definire più esattamente le capienze in base alle distanze e aumentare i controlli, magari imponendo un divieto più ferreo sugli assembramenti all'esterno". Speranza ribadisce però una linea ancora più intransigente nei confronti della movida: "Potremmo fare uno sforzo in più - dice - valutiamo se è il caso di una una stretta sugli orari serali". E sul fronte economico il ministro ha garantito: "se decidiamo come governo di chiedere a qualche comparto di cessare o limitare le proprie attività ci facciamo carico del ristoro".

Un 'aiuto' che potrebbe essere inserito parallelamente nella nuova manovra di bilancio. Resta aperto il confronto sui trasporti e per le lezioni a distanza - in particolare per gli studenti del quarto e quinto anno delle superiori. Le Regioni chiedono di incontrare il ministro dell'Istruzione, Lucia Azzolina, nelle prossime ore per affrontare definitivamente la questione in attesa del passaggio definitivo con il governo, affinché venga messo nero su bianco del decreto. Una delle ipotesi, proposta dall'Umbria, è quella di un periodo sperimentale di 15 giorni di 'Dad', fino al 30 ottobre. Sembra quasi certa, invece, la possibilità di scaglionare ulteriormente gli orari della scuole: per alcune classi la campanella della prima ora potrebbe anche suonare alle 11.

A fare le spese delle nuove misure potrebbero essere anche il settore del gioco legale e le attività sportive. Dall'ipotesi più restrittiva della chiusura di tutte le palestre e piscine a quella di vietare solo gli sport di contatto praticati in modo dilettantistico. "Si valuti di tutelare almeno le squadre, che possono rispettare i nuovi protocolli", indicano le Regioni. Inevitabile l'allarme delle associazioni di categoria, già affannate per le strette del lockdown di primavera. Dal rapporto elaborato da Confcommercio si prevede che il "quarto trimestre si apre all'insegna di una rinnovata e profonda incertezza alimentata dalla dinamica dei contagi" con il risultato che i settori della "convivialità" e del turismo "non verranno coinvolti dalla ripresa del Pil".

Per il mese di ottobre Confcommercio stima un incremento dello 0,9% congiunturale del prodotto che si traduce in una decrescita su base annua del 5,1%. Per colpa del virus "rischiamo di bruciare 160 miliardi di Pil", avverte la Cgia di Mestre secondo cui il Pil potrebbe calare, rispetto al 2019, del 10%. Contro la Regione Lombardia si è scagliata, che ha già sospeso tutte le attività di gioco legale, si scagliano i sindacati del settore - preoccupati che ora le restrizioni siano estese in tutto il Paese.