cronaca

L'indagine statistica
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Nel pieno dell’emergenza sanitaria, la domanda più frequente era: “Perché a noi?” Motivazioni scientifiche a parte, un’analisi sociologica ha sottolineato quanto le abitudini culturali degli italiani portino a nuclei familiari numerosi: genitori e figli sotto lo stesso tetto, zii e parenti nello stesso condominio o persino appartamento, fratelli che condividono la dimora con le rispettive famiglie. Un tipo di socialità che avrebbe aumentato le possibilità di contagio mettendo in pericolo soprattutto gli anziani. Un paese di ‘mammoni’, si sa, è nell’immaginario comune, un cliché che ha trovato conferma in un'indagine condotta dall'Eurostat sugli under 35.


Sulla base dei dati 2019, i più indipendenti sarebbero i giovani dei paesi del Nord: oltre alla Svezia, dove l'età media per 'scappare' di casa è 17 anni, ci sono altri due Paesi scandinavi, la Danimarca (21,1 anni) e la Finlandia (21,8 anni); seguiti dal Lussemburgo (20,1 anni). Anche Francia e Germania sono paesi virtuosi, i primi registrano un dato di 23,6 anni, i secondi di 23,7 anni a pari merito con i Paesi Bassi.


Italiani sul terzo gradino del podio, perché a restare più a lungo con i genitori sono croati (31,8) e slovacchi (30,9). Gli italiani, in media, restano fino ai trent’anni. La decisione di staccarsi dal nucleo familiare dipende da molti fattori, non per ultimo quello culturale, ma anche dal tipo di urbanistica di una regione. Per esempio, nei paesi che affacciano sul Mediterraneo la conurbazione è molto diversa da quella, per esempio, svedese: gli spazi sono ridotti, si costruisce con più difficoltà, sono altrettanto numerosi i centri storici - controllati dalla Soprintendenza -e molti territori hanno una geografia complessa, basti pensare alla Liguria. Ma tra le cause non va dimenticata quella dell’indipendenza finanziaria, in questi mesi aggravata dal lockdown. 


Paesi come l’Italia, la Grecia (28,9 anni), la Spagna (29,5 anni), il Portogallo (29 anni) sono tra quelli in cui i giovani restano più tempo nella casa dei genitori. Infatti sono coloro che negli ultimi anni hanno attraversato situazioni di crisi economica e instabilità che hanno cambiato le condizioni del mercato del lavoro, ma anche dell'accessibilità economica degli alloggi. Un altro dato significativo è che sono le donne a emanciparsi prima dai genitori rispetto agli uomini. Il divario più ampio è quello registrato dalla Romania, Bulgaria e Croazia, che si aggiudica anche il primato di maggiore permanenza dei figli in famiglia.


E lo studio, che ruolo ha? Molto spesso uno dei primi momenti di allontanamento è dettato dalle scelte universitarie. Un trampolino di lancio verso l’indipendenza. Il lockdown deciso dal governo per contenere il Coronavirus ha travolto il mondo dell’istruzione, dagli studenti ai professori, ed è tuttora il comparto più incerto. Regole, normative, cavilli rischieranno di compromettere l’educazione dei più piccoli e la preparazione dei più grandi.


Le lezioni telematiche hanno trasformato in ‘pantofolai’ anche gli studenti pendolari. In Italia, però, questa non è una novità: dopo i ragazzi maltesi, gli universitari più casalinghi d’Europa sono quelli italiani. Sette studenti su dieci, nel corso degli anni dedicati agli studi universitari, vivono con mamma e papà. Una fotografia nettamente diversa è quella che arriva dal resto d’Europa.


Secondo l’indagine sulle condizioni di vita degli studenti europei promossa dai ministeri dell’Educazione tedesco e olandese, in Europa la quota scende ad uno studente su tre. In Germania addirittura a uno su cinque. Ritornando al discorso sull’indipendenza, in Italia 76 ragazzi su cento non lavorano e solo uno su dieci (l’undici per cento) si rimbocca le maniche durante lo studio. Il resto si dedica a lavoretti nei ritagli di tempo, soprattutto nei mesi estivi. Spezziamo una lancia a favore dei giovani italiani: le ore di lezione e la mole di studio restano le più alte d’Europa.