cronaca

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C'era già stato qualche campanello d'allarme per il Moody e la Pasticceria Svizzera. Poi, ieri, è stata presentata in Tribunale l'istanza di fallimento da parte della Moody srl. "C'è un trascinamento di tutte queste aziende che facevano e fanno capo alla Qui!Group della famiglia Fogliani", spiega Maurizio Fiore, funzionario Filcams Cgil Genova. "Dopo il fallimento di Qui!Group spa a causa del quale hanno perso il lavoro 187 persone qui in città, se ne sono susseguiti altri: quello della Qui!Service con 20 dipendenti, poi la Pay Bay con 6 a Genova e 16 a Roma, la Key to Pay e tra i più recenti Svizzera Ricevimenti", ricorda Silvia Avanzino, segretaria regionale della Fisascat Cisl Liguria.

Un vero e proprio effetto domino che sembrerebbe diventare realtà. Intanto cresce l'ansia per tutti i creditori in attesa di risposte. "Ieri c'è stata la prima udienza dei primi 700 esercenti coinvolti. Ancora non si conosce il numero esatto degli esercenti, si suppone che arriveranno tra le 15 e le 20 mila domande. Il debito, infatti, ammonta a 326 milioni di euro di cui 200 mila nei confronti dei fornitori", entra nel dettaglio la Avanzino.

E nel frattempo i lavoratori mandati a casa sono rimasti disoccupati. Adesso al centro delle attenzioni ci sono i 43 posti di lavoro tra i sue storici locali che rischiano di dover chiudere i battenti. "La nostra speranza è che il Tribunale di Genova nomini a breve i curatori fallimentari e che questi possano dare l'opportunità di una soluzione di continuità", si augura Fiore. Ancora non è nota la situazione debitoria della società che gestiva i due locali.

Intanto il centro di Genova e in particolare la zona di via XII Ottobre rischia di perdere un altro locale. A ricordare il calo occupazionale in città c'è, infatti, anche l'edificio vuoto della Rinascente che ha comportato anche la chiusura dell'attività del Bar Cappuccino. "Noi abbiamo diverse proposte per promouvere occupazione all'interno delle poche attività che stanno aprendo, ma abbiamo bisogno di un riscontro da parte delle istituzioni", concludono i sindacati.