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"Un libro nero, pieno zeppo di bugie e soprattutto falsificazioni nei report sulla sicurezza: l'inchiesta sul viadotto Morandi si allarga a macchia d'olio, coinvolgendo altri cinque viadotti italiani, di cui due sulla rete autostradale ligure. Apprendiamo che i pm genovesi hanno aperto un nuovo fascicolo con 10 indagati tra dipendenti di Spea (controllata del gruppo Atlantia), di Autostrade e consulenti delle società interessate. L'accusa è grave: falsificazione dei report sullo stato di salute dei viadotti italiani, con un'incredibile edulcorazione decisa a tavolino da chi avrebbe dovuto vigilare sulla sicurezza della rete. Siamo di fronte a un vergognoso modus operandi".

Così, la capogruppo regionale Alice Salvatore dopo aver ricevuto conferma di quanto il M5S già temeva da tempo: la sistematica falsificazione delle diagnosi di sicurezza sulla rete autostradale italiana, compiuta da Autostrade.

"In particolare - aggiunge Salvatore - l'inchiesta dei pm genovesi punta i riflettori sul viadotto Pecetti e sul Sei Luci. Il raccordo genovese in uscita dell'A7 per chi arriva da Milano, in particolare, in pratica una rampa vicino alla pila 11 del Ponte Morandi, è in avanzato stato di ammaloramento. Stando alla replica al servizio mandato in onda da La7, Autostrade non solo conferma la sicurezza dei viadotti sotto inchiesta, ma dichiara che gli stessi sono stati controllati anche dagli ispettori del Ministero. Alle autorità competenti, Autostrade avrebbe anche dichiarato di aver eseguito un intervento di ripristino del calcestruzzo copriferro del Sei Luci".

"Quello che emerge, ancora una volta, è la responsabilità di chi avrebbe dovuto controllare. Qui non c'è solo il 'copia-incolla' di Autostrade: è mancata una politica di controllo sia a livello regionale sia a livello nazionale, da Lupi a Delrio passando per Paita, che a giorni verrà fare campagna elettorale a Certosa".

"Che dire? Si conferma quello che il nostro Gruppo consiliare aveva sollevato proprio in un'interrogazione dopo il crollo del Morandi e alla quale avevamo ricevuto risposte sprezzanti dal Presidente e dalla Giunta - commentano i 5 Stelle in Regione -. In quell'interrogazione, peraltro senza scaricare responsabilità dirette sulla Regione per il crollo, sollevammo il tema dell'inadeguato esercizio delle funzioni regionali di prevenzione dei rischi in materia di protezione civile".

"Come è noto, per 'protezione civile' s'intende anche l'attività di prevenzione del rischio pure per eventi di origine umana. Ebbene, l'ennesima inchiesta (questa volta fortunatamente preventiva) conferma come il sistema dei controlli debba non più essere visto a compartimenti stagni ma in modo circolare, affinché ogni ente, Regione compresa, eserciti fino in fondo le proprie funzioni. Solo con il ruolo attivo di tutti (amministratori eletti compresi) si potrà garantire la funzione di prevenzione dei disastri di cui scrive astrattamente la legge".