Cronaca

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di Redazione

Dopo la sentenza della Corte d'Assise che ha condannato a 24 anni Anna Lucia Cecere e a 2 per favoreggiamento il commercialista Marco Soracco per l'omicidio di Nada Cella avvenuto a Chiavari nel 1996, la criminologa Antonella Delfino Pesce a Primocanale: "Io mi sono sentita di scoppiare la testa. Meno male che c'era Silvana che, come al solito, è sempre quella più giudiziosa. Si è alzata, mi ha preso l'acqua e poi siamo scoppiate a piangere. È stata una botta, una deflagrazione per tutti e due. Quindi se è stato per me, non voglio nemmeno immaginare per lei cosa sia stato. Avete detto qualcosa a lei? Ha detto che non ci credo, non è vero. All'inizio mi è venuto il dubbio di non aver capito bene perché mi ha chiamato Silvia, la cugina. Ho detto che ho capito male, ho richiamato Silvia per essere sicura. E poi gli ho detto che non riuscivo a crederci".

Come sta la madre di Nada, Silvana Smaniotto: "Ha detto che sta meglio. Meno male che c'era lei perché è sempre quella più utile di tutti. Tu hai detto che crede ancora nella giustizia - prosegue Delfino Pesce -. C'è un modo per credere ancora nella giustizia anche se tardiva. Sì, è vero. Perché oggi non è che dobbiamo festeggiare o altro. Se siamo qui è perché è morta una ragazza di 25 anni. È morto il padre di dolore due anni dopo. E Silvana è stata condannata a un ergastolo per 30 anni. Quindi non c'è niente di cui gioire. C'è da dire, la giustizia ce l'ha fatta. Con 30 anni di ritardo, con tante difficoltà. Noi abbiamo sempre avuto il vento contro. È stato faticosissimo, ma ce l'abbiamo fatta. Ce l'ha fatta una procura eccezionale. La prima persona che ho chiamato è stato Luigi Modesti. Quando abbiamo saputo, appena ci siamo ripresi un attimo".

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