“Angel of Kobane” resta in scena fino al 30 giugno alla Piccola Corte: a interpretare Rehana è Anna Della Rosa. Rehana è una ragazza curda che sogna di fare giurisprudenza e diventare avvocato, ma si trova ad essere una ragazza come tante altre a Kobane, in Siria, nel 2014, proprio quando l’Isis sta conquistando i territori circostanti. E tutto ad un tratto si trova a fare i conti con la guerra e non con un’aula di tribunale, dove la giustizia la fa chi ha in mano un fucile. “Lei era una che amava farsi i fatti suoi e ascoltare l’Ipod, una pacifista: ma poi il padre le chiede che tipo di animale voglia essere, se una preda o un predatore”, così racconta Anna Della Rosa il suo personaggio. “Così da quell’angelo che era, un nomignolo affibbiatole in maniera affettuosa dal padre, si trasforma nell’angelo della morte, in una delle tante donne soldato che resisteranno coraggiosamente all’assedio di Daesh. Ma io credo che sia angelo in quanto porta una notizia, ovvero l’importanza di coltivare la vita mentre l’Isis semina la morte”. Il monologo, un flusso di coscienza attraverso il quale Rehana ripercorre la sua storia, è di Herny Naylor e si ispira ad una ragazza realmente esistita. Un ruolo difficile in cui immedesimarsi, ma che Della Rosa porta in scena con grande energia. “Lo spirito che ha lei potevo averlo anch’io a 18 anni, anche se il coraggio che ha credo che pochi possano vantarlo”, spiega commossa. Non è facile non lasciarsi commuovere, infatti, da questa storia che ci porta in un mondo di guerra e di violenza che sembra lontano. Questo accade anche grazie alla regia di Simone Toni, che ha collocato l’attrice in un pavimento bianco sul quale vengono proiettate delle immagini nei momenti cruciali della storia “Sono molto contenta di questa collaborazione e di questa opportunità: Simone è riuscito a portare maggiore tridimensionalità a questo monologo”.
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