I prodotti, dichiarati come cosmetici, erano in realtà medicinali (classificazione confermata dall’Agenzia Italiana del Farmaco), diretti in Ghana e accompagnati da un documento doganale di transito comunitario.
Erano destinati a essere messi in commercio, anche in Italia nei negozi etnici, per lo sbiancamento cutaneo, una pratica particolarmente diffusa in molti paesi africani a fini estetici. Sono in grado di provocare danni rilevanti non solo a livello cutaneo, ma anche a carico dell’intero organismo, con l’insorgere di malattie quali il diabete, l’ipertensione arteriosa o il malfunzionamento dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene.
A gestire il redditizio import-export era una nota azienda milanese specializzata nel commercio all’ingrosso di medicinali, il cui responsabile è stato denunciato a piede libero. Le fiamme gialle stanno adesso approfondendo le indagini alla caccia di casi analoghi.
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