cronaca

Il pm Landolfi: "Volevano uccidere"
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 Diciannove anni ciascuno per Guido Morso e per il padre Vincenzo, accusati di aver volontariamente ucciso il 27 enne Davide Di Maria in un appartamento di Molassana nel pomeriggio del 17 settembre 2016. E' questa la pena richiesta in abbreviato dal sostituto procuratore Alberto Landolfi che ha chiesto otto anni e quattro mesi per Marco N'Diaye per spaccio di sostanza stupefacenti e il possesso di una pistola.

Il processo da oggi si svolge in rito abbreviato dopo che il pm ha riformulato alcune accuse a partire dalla contestazione dell'omicidio anche a Vincenzo Morso. Per l'accusa i due Morso quel pomeriggio erano arrivati nell'appartamento di N'Diaye a Molassana sapendo che era una trappola e "con il colpo in canna".

"Volevano uccidere" ha detto il pm. Appena arrivati nel piccolo appartamento, ancora sulla soglia, Vincenzo Morso avrebbe immediatamente sparato un colpo con il proiettile finito conficcato i un mobile, poi l'arma si sarebbe inceppata. Nel parapiglia che ne era seguito Guido Morso avrebbe estratto un coltello con cui prima aveva ferito alle gambe N'Diaye per difendere il padre Vincenzo e poi avrebbe colpito mortalmente all'addome Di Maria che era intervenuto forse per separare i contendenti. Il movente dell'omicidio è per l'accusa un debito di droga e soprattutto il 'piano' di N'Diaye insieme a Di Maria e Beron di andare a intaccare il territorio di spaccio dei Morso.

Stralciata la posizione di Cristian Beron, accusato solo di spaccio, che sarà processato con rito ordinario. Il pm ha chiesto per tutti l'assoluzione dal reato di rissa. Nelle prossime udienze toccherà alle difese. La sentenza è attesa per il 28 maggio.