Si sono avvalse della facoltà di non rispondere le cinque persone finite agli arresti domiciliari giovedì scorso nell'ambito dell'inchiesta su un giro di tangenti per falsi lavori di manutenzione all'Università di Genova.Colpiti dai provvedimenti erano stati i due impiegati dell'ateneo Rosario Roberto La Rosa e Claudio Fabio Colombi, e i tre imprenditori Giovanni Di Lallo, Salvatore Piromalli e Carlo Catalano (difesi dagli avvocati Massimo Boggio, Pietro Bogliolo, Silvia Morini, Federico Ricci e Chiara Antola).
Le accuse sono, a vario titolo, di corruzione, turbativa d'asta, truffa aggravata e falso. In pratica, La Rosa e Colombi avrebbero fatto pagare dall'Universita' i tre imprenditori per lavori mai eseguiti, in cambio di mazzette che si aggiravano tra i 500 e i duemila euro a fronte di fatture che andavano dai cinquemila ai seimila euro. A scoprire il "sistema" sono stati due funzionari dell'ateneo che avevano scoperto un foglio con le prove delle firme false di uno dei due fatte da uno degli arrestati.
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