cronaca

Martedì fiaccolata ad alta tensione. Lettera ai parrocchiani
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A Multedo l'aria è ancora pesantissima. E la colpa non è (solo) del polo petrolchimico. Fuori dall'ex asilo trasformato in centro accoglienza è comparso un cartello con minacce a Don Giacomo Martino, responsabile di Migrantes, che ha deciso di dormire nella struttura protetto dalla Digos. "Forse Don Martino non ha capito. Siamo tutti arrabbiatissimi con lui. La scorta non serve per i migranti", è scritto in nero su un foglio bianco. Un brutto segnale, proprio mentre l'ala moderata (e maggioritaria) sta provando a gettare acqua sul fuoco.

Martedì sera ci sarà una seconda fiaccolata di protesta, in partenza alle 19.30 dai giardini Lennon. Ma anche CasaPound, movimento di estrema destra, ha annunciato che ci sarà, scatenando la reazione di Cgil, Anpi e comitato 'Genova Solidale', ma anche del Pd, che si riuniranno mezz'ora prima in presidio. "CasaPound? Non li abbiamo mai invitati a venire - risponde Gian Piero Cellerino - e se qualcuno vuole strumentalizzare dichiarazioni opportunistiche se ne prende tutta la responsabilità. Ribadisco: noi siamo apartitici, apolitici e trasversali. Abbiamo una rivendicazione precisa e la portiamo in maniera civile. Le minacce le rigettiamo al mittente".

Insomma, il rischio è che Multedo diventi terreno di scontro per fazioni opposte ed estremiste. Roberto Malini, storico attivista pro-migranti, parla di "minoranza di irriducibili intolleranti che gettano benzina sul fuoco per aggregare le componenti xenofobe, neofasciste, antidemocratiche e violente che si oppongono a un progetto istituzionale di accoglienza". Dagli organizzatori della fiaccolata arriva un altolà: "Diffidiamo chiunque dal presentarsi con manifestazioni di tipo visivo o verbale che distolgano l'attenzione dal vero problema". Prese di posizione chiare, ma non sufficienti ad abbassare la tensione.

Don Martino, intanto, ha scritto una lunga lettera ai parrocchiani di Multedo dopo la protesta di domenica mattina davanti alla chiesa. I giovani stranieri, scrive il religioso, "hanno rischiato la vita attraversando il deserto, i campi profughi e il mare", centinaia di giovani che "ospitiamo quotidianamente in altri siti a Genova inclusa l'ala del Seminario, senza che quasi nessuno se ne accorga". Una presenza che "ha seminato il disagio" e "ha alzato la percezione del pericolo nelle strade del vostro quartiere. Si è scatenato il putiferio contro la Chiesa e la vostra bella processione col risultato che quanti vorrebbero dire una parola di accoglienza o comunque di riflessione spesso vengono malamente tacitati". Don Martino dunque chiede "scusa per le fatiche e le incomprensioni che avete dovuto sopportare, per le accuse dirette o indirette che vi sono arrivate, per i conflitti anche interni alla comunità che le mie parole possono aver suscitato" e subito dopo ricorda e si appella al concetto più volte ripetuto nel Vangelo: "Non abbiate paura".

Da parte del comitato anti-migranti rimane in piedi la proposta di una merenda con gli ospiti dell'ex asilo "per spiegare loro le vere ragioni della nostra protesta. Noi temiamo un insediamento sproporzionato considerata la posizione, con tutte le problematiche che questo comporta". E a Don Martino, che ha risposto sì "ma solo quando non dovrò più uscire sotto scorta", i residenti replicano: "Sarà lui a dire alla Digos di non accompagnarlo più. Le minacce sono state fatte a lui in modo personale, noi ci siamo già scusati se qualche intemperante ha proferito ingiurie".

Il 15 novembre è prevista l'udienza in tribunale dopo l'esposto presentato dai cittadini contro la congregazione delle Suore della Neve: "Il testamento della contessa Govone parla chiaro: l'edificio deve essere usato come asilo per bambini - spiega Goffredo Ferelli - quando fu deciso di chiuderlo c'era la possibilità di gestirlo con una cooperativa e 40 bambini, avevamo anche raccolto le firme. Il sospetto è che si volesse fare qualcosa di più lucroso".