Un nuovo filone di indagine emerge dall'inchiesta sul Terzo Valico, il raddoppio ferroviario Genova-Milano, che lo scorso ottobre aveva portato a 14 arresti, tra imprenditori e gli allora vertici di Cociv, il consorzio a cui è affidata la realizzazione dell'opera.I magistrati genovesi che avevano svolto l'indagine per un giro di tangenti, ora stanno cercando di fare luce su un presunto traffico illecito di rifiuti con concentrazioni di amianto a seguito delle dichiarazioni rese da uno degli arrestati, l'ex direttore dei lavori Giampiero De Michelis.
De Michelis, durante un interrogatorio ai pm romani che svolgono insieme a Genova l'indagine sulle grandi opere, avrebbe affermato che una parte delle rocce prodotte dagli scavi del Terzo Valico, contenenti concentrazioni di amianto, non sarebbe stata smaltita correttamente.
Secondo l'ipotesi accusativa, le rocce sarebbero finite presso la discarica Castellaro di Isoverde e da lì, invece di essere smaltite come rifiuto speciale in apposite discariche, sarebbero state rivendute come detriti da rimettere sul mercato.
I pm Paola Calleri e Francesco Cardona Albini cercano di capire se sia stata messa in atto una truffa, col consorzio che avrebbe ricevuto fondi da Rfi per il corretto smaltimento e avrebbe invece guadagnato ulteriormente con la vendita del materiale. Le indagini puntano a capire dove siano finite le rocce, a chi sarebbero state vendute e dove sarebbero state usate
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