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Il patron della Sampdoria lapidario col fantasista barese
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Quando poco meno di un anno fa, contraddicendo se stesso, Massimo Ferrero pensò bene di usare Antonio Cassano come antidepressivo di massa per l'imbarazzante eliminazione in Europa League soltanto Primocanale.it, Controcalcio e pochi altri avrebbero segnalato l'inopportunità della scelta.

Forse le vere ragioni erano altre, forse connesse alla cessione di Okaka che aveva appena scelto lo stesso agente del barese: fatto sta che era soltanto un azzardo, una scommessa destinata a fallimento inserire in un gruppo già precario, espresso da una società inesperta, agli ordini di un allenatore che ricominciava a lavorare dopo cinque anni, un calciatore ingombrante nella personalità come nel fisico, demotivato, deciso a tornare più a Genova che alla Sampdoria.

Adesso il Viperetta arriva, con un anno di ritardo, alle nostre conclusioni, noi cioè quelli che allora venivano reputati disfattisti. "Gli ho dato una possibilità – dice il patron - ed è andata com'è andata". Eppure bastava informarsi sulla la storia di un calciatore incapace da anni di restare nello stesso posto per due stagioni.

Anche su Zenga non ci voleva uno scienziato per capire come sarebbe andata a finire, eppure c'è voluto un anno perché sentenze come "L'ho visto e ci siamo piaciuti, l'ho preso perché ha fame" diventassero "Ho fatto decidere tutto ai miei collaboratori e mi sono trovato lui", non prima di un intermedio "Forse Zenga l'ho esonerato troppo presto", funzionale all'altrettanto scontata operazione di rinuncia al troppo costoso Montella.

Questo succede quando si entra in un mondo complicato e difficile, con la presunzione di poter fare meglio di chi lo vive da sempre e di poter imbambolare la gente con gli slogan. Caduti nel vuoto gli appelli dei tifosi, proseguono infatti senza sosta i comizietti a uso di telecamere e microfoni.

All'orizzonte c'è un'altra estate all'insegna della messa sul mercato dei pezzi pregiati; intanto il bilancio porta alla luce alcuni di quegli intrecci e passaggi da una società all'altra, in un vortice di scambi tra controllate e controllanti, che poco c'entrano col calcio giocato ma sembrano la vera specialità della casa. E non c'è neppure più un Cassano con cui farsi scudo.

*Controcalcio, ogni martedì alle 21 su Primocanale