È polemica nell'estremo levante ligure sull'accordo per l'innalzamento degli argini sul Magra ad Arcola. Sabato la firma dell'accordo con la Regione per le messa in sicurezza dell'area che consentirà l'espansione di alcuni capannoni industriali. Dura la replica di Legambiente. "Rimaniamo basiti. Il messaggio che passa è che tutte le volte chi si vuole colare nuovamente un po’ di cemento nella piana del Magra si può provare a mettere mano al Piano di bacino. Costruzioni e capannoni a gogò con rischio residuo diminuito? E poi abbiamo il coraggio di parlare di piani a zero consumo di territorio?", si legge in una nota.
Secondo gli ambientalisti, l'accordo raggiunto da Confindustria, Comune e Regione aumenterà il rischio a valle: "È ovvio che, anziché spalmarsi su un tratto più ampio il rischio viene solo spostato a valle di Arcola, cioè a Sarzana e ad Ameglia, ma già anche a Romito nello stesso comune di Arcola. Il rischio residuo imporrebbe la scelta di buon senso di impedire nuove costruzioni al di là dell’argine, per quanto esso possa essere alto".
"La verità - conclude l'intervento - è che industrializzare (e urbanizzare) la Piana di Arcola è stato un errore commesso in un epoca di maggiore ignoranza. Quindi se alcune aziende di Arcola hanno bisogno di nuovi spazi, cerchino altrove aree che garantiscano un’espansione in piena sicurezza, anziché esercitare pressioni per poter fare quello che gli pare nella piana".
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