cronaca

Dopo le analisi condotte dai periti incaricati
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Nell'oleodotto gestito della Iplom esploso domenica 17 aprile "potrebbero esserci altri punti critici". Lo ha detto il procuratore capo Francesco Cozzi che con il sostituto Walter Cotugno sta portando avanti l'inchiesta per disastro ambientale colposo. Secondo quanto si apprende, si tratta della medesima struttura costruita nei primi anni Sessanta, e quindi "sarò necessario ispezionare i punti critici e ripararli", ha detto il procuratore. 

Il timore si sarebbe concretizzato dopo gli accertamenti conseguenti al sequestro della condotta, su cui stanno operando i periti incaricati dalla Procura di Genova. Dal tubo sul rio Pianego, a Fegino, si sono riversati circa 55 mila litri di petrolio, secondo le stime effettuate dall'azienda. "In prospettiva - ha detto Cozzi - c'è la restituzione di un bene messo in sicurezza il prima possibile sia nell'interesse della popolazione che dell'azienda".

Cozzi ha effettuato domenica un altro sopralluogo in zona: "È stato fatto un grosso lavoro, le acque sono pressoché pulite, non c'erano chiazze di petrolio e comunque il danno ambientale sarà valutato in seguito". Alla successiva riunione in Procura hanno partecipato Alfonso Bellini, l'ingegner Sandro Osvaldella e i magistrati che si occupano dell'indagine. È stato redatto un cronoprogramma per le indagini e sono state attribuite le deleghe a Capitaneria di Porto, Carabinieri del Nucleo operativo ecologico (Noe), polizia municipale sezione ambiente e Arpal, ciascuno per la propria competenza.