"Sono solidale con la gente di Fegino che all'improvviso si è ritrovata inquinata dal greggio. Ma è evidente che il vero problema non è l'oleodotto ma la fabbrica che si trova a Busalla". Monica Colombara, 42 anni, commessa, è stata per anni l'anima del Comitato Salute Pubblica di Busalla nato per chiedere il ridimensionamento o il trasferimento della raffineria Iplom. L'esperienza del Comitato si è chiusa nel 2010 "per assenza di un ricambio generazionale. Abbiamo lasciato il posto ai giovani, che però per ora non hanno preso il testimone. Vero è anche che negli ultimi la crisi economica e occupazionale ha reso difficile attaccare una delle realtà produttive che garantiscono lavoro a 252 dipendenti e a altrettanti che vivono con l'indotto".
"Oggi è molto più complesso criticare una fabbrica che garantisce lavoro. Comunque ormai non è più affare mio, il Comitato di fatto non esiste più". Gli argomenti del comitato covano ancora sotto la cenere, visto che. come ha detto il sindaco di Busalla Loris Maieron, in un recente questionario proposto dal Comune ai cittadini, alla domanda di indicare quali sono i problemi di Busalla, "un 50% ha puntato l'indice contro l'Iplom".
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