cronaca

Non esiste un'alternativa in caso di chiusura temporanea
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Il Comune di Genova mette la Sopraelevata a disposizione della Rai per due ore e la città piomba nel caos. Un pomeriggio come gli altri, un orario scelto apposta da Palazzo Tursi per non creare disagi, ma l'assessore Carla Sibilla non deve minimizzare il danno ai cittadini confermando l'operazione "pari e patta": la tv pubblica non ha pagato, il Comune nemmeno. Tutti contenti. O forse no.

In realtà i disagi ci sono stati, eccome. 
Sbagliato l'orario, un errore che costa ritardi a gente che deve andare a lavorare, a genitori che devono andare a prendere i figli a scuola a genovesi che non sono mugugnoni ma solamente vorrebbero avere il diritto di girare per la loro città. Forse sarebbe stato meglio organizzare le riprese una domenica mattina, limitando i danni.

Ma se né la Rai né il produttore di 'Easy Driver' - questo il nome del programma - hanno pagato per usare un'arteria così importante come set, quale sarà il ritorno d'immagine per Genova? Quali le garanzie? A prescindere dall'episodio in sé, preoccupa che l'amministrazione non abbia un piano alternativo alla chiusura temporanea della Sopraelevata. Che si dimostra, più che mai, un'arteria indispensabile per la mobilità dei genovesi. 

Eppure sono tanti a sognare che venga abbattuta. Lo stesso sindaco Marco Doria a volte ne parla, anche se nel frattempo si costruisce una nuova rampa d'accesso in zona portuale, confermando ancora una volta che di quella strada brutta e ingombrante Genova non può proprio fare a meno. Se no è il caos, anche all'ora di pranzo. E l'idea di un tunnel sottomarino sembra più una folle fantasia che una realtà percorrribile in tempi storicamente accettabili. 

Nessun 'maniman': ben vengano riprese promozionali di Genova ma a condizione che siano chiari i contratti di ritorno di immagine, le chiusure ben comunicate ai cittadini nei giorni precedenti, la scelta dei giorni e gli orari che possano creare il minimo disagio a chi deve muoversi. Certo, siamo la città più vecchia d'Europa, ma qualcuno che lavora ancora c'è.