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Il presidente della "Lercari" si racconta a Primocanale
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Il suo gruppo assicurativo nasce 138 anni fa, quando coi sinistri delle navi Genova ci faceva un business da capogiro, portando avanti una tradizione plurisecolari. Ora di quel mondo è rimasto ben poco. E lui, Rodolfo Lercari, presidente dell’omonima azienda, crede ancora nella Superba nonostante tutto.

È da un po’ di generazioni che siete attivi, no? – Da tanto tempo navighiamo in tutta Italia e recentemente abbiamo aperto un ufficio a Londra. Ma la sede è sempre a Genova. Abbiamo voluto mantenere questo cliché, le perizie sono rimaste qui, come da tradizione.

Cosa fa una grande compagnia di assicurazioni?
– Noi in realtà lavoriamo per le compagnie, il nostro mestiere è quello di fare perizie. Ormai ci siamo ramificati e collaboriamo con la Cunnigham-Lindsay che ha 700 studi e 7000 periti in tutto il mondo

Quindi voi siete esperti di sinistri in tutto il mondo – Esatto. Funzioniamo come arbitri nominati dall’assicuratore e dall’assicurato. Ad esempio ci siamo occupati del blackout del 2003 in Italia, che provocò 1 milione e 800 mila denunce. Noi abbiamo fatto tutte le perizie.

Come si valuta il danno di un blackout? Dev’essere immenso
– Banalizzando, i danni li subisce la signora Maria per il frigofero, ma soprattutto la grande azienda, che magari perde dati importanti. È un’avventura tuttora in piedi, è da tredici anni che ci lavoriamo.

E l’incendio nel traforo del Monte Bianco, nel 1999? – Quando sono andato sul posto per valutare l’accaduto, sono stati momenti impressionanti. Il Monte Bianco è 11 km di lunghezza, di cui 5,6 in territorio italiano e il resto in Francia. In una di quelle poche giornate in cui il vento soffiava dall’Italia alla Francia, un camion è entrato in galleria dalla Francia e l’incendio ha provocato 29 morti. Secondo noi era già in fiamme quando l’ha imboccata, poi si è fermato per pochi metri nella parte italiana. Il camionista ha avuto la fortuna di salvarsi, gli altri sono morti.

Immaginiamo un altro danno incalcolabile – Una parte è stata calcolata e pagata alle autostrade per quanto riguarda la parte fabbricata. I danni indiretti sono ancora in discussione. Si tratta di vicende interminabili
È stato il caso più grave? Forse sì. Ma ci siamo occupati di vari casi importanti, come lo storico incendio all’Upim di Milano ai primi del Novecento, il crollo di Rivalta Scrivia. Ricordo ancora una grandinata pazzesca a Rho con 24.600 vetture danneggiate. Fu un vero bombardamento.

Qual è stato il caso più complicato per voi?
– Bella domanda. In questi 138 anni di Lercari non vorrei fare graduatorie. Negli ultimi anni abbiamo avuto danneggiamenti in campo alimentare, ad esempio burro che ha inquinato prodotti finiti. Anche la vicenda della grandinata è stata complessa.
Ma quindi bisogna essere specializzati in molti settori – Una volta, in effetti, c’era il perito tuttologo, un po’ come il medico generico. Ora ci sono solo specialisti. Siamo un gruppo di 250 persone con architetti, geometri, ragionieri e altro. Ma ormai abbiamo soltanto persone esperte.

Parliamo di Genova, una città che è stata la capitale dello shipping e del mondo assicurativo, che ha avuto la capacità di essere una scuola per questi settori. È ancora così o abbiamo perso questi primati? – Genova ha perso circa l’80-85% della sua capacità in campo assicurativo. Non ricordo se a Genova ci sono più direzioni di compagnie, l’ultima è stata venduta a un gruppo veneto.

Quando si è interrotto questo primato? – È un fenomeno in corso da vari anni. Tutti gli avvocati marittimisti e le compagnie del settore si sono messi un po’ da parte e sono passate alle divisioni degli assicuratori di altre città, come Milano

Lei vede il porto come il centro di tutto? 
– Noi siamo nati come assicuratori di avarie marittime. Genova aveva un predominio totale sul settore. Poi, quando abbiamo visto che il porto dava segni di cedimento, le perizie del ramo trasporti le abbiamo un po’ ridimensionate. Invece, anche se noi viviamo a Genova e non vogliamo mollarla, devo dire che non abbiamo sentito più di tanto la crisi del settore. Abbiamo diversificato e soprattutto abbiamo investito molto in tutti i campi.

Vale ancora la pena restare qua? E perché?
– Noi a Milano abbiamo quaranta persone, ma Genova rappresenta la nostra quotidianità.

E l’isolamento della Liguria lo sentite? – Fuor di dubbio. Soprattutto sentiamo che in trent’anni non siamo riusciti a mettere un treno che ci metta 50 minuti per collegare Genova e Milano. Sarebbe stata tutta un’altra storia per la Liguria.

E se riuscissimo a metterlo, anche senza aspettare il terzo valico?
– Pensiamo a Londra, alla Cina o al Giappone,dove è normale abitare a un’ora di distanza dal posto di lavoro. Del resto c’è tanta gente che si muove tutte le mattine da Genova a Milano.

E un aeroporto un po’ più funzionale servirebbe? – Guardate, ho sempre sostenuto che dovessero fare un aeroporto a Tortona. In 40 minuti si arrivava a Torino, Milano e Genova. Infatti Malpensa, che è ben più distante da Milano, è una tragedia per i collegamenti.

Cosa chiederebbe a Genova per il suo lavoro? – Genova ha perso molto sul porto. Ma noi ci stiamo credendo e ci stiamo rinforzando. I nostri partner ci chiedono di acquisire più pratiche nel ramo marittimo.
Il presidente Lercari è stato per tanti anni il presidente del Tennis Club, nato insieme al Genoa. Il tennis è una passione che lega Genova a tradizioni inglesi, no? – Io sono socio da quando avevo sei anni, è una passione che nasce dentro, non c’è niente da fare.

Ma Genova ha una vocazione sportiva al di là di Genoa e Sampdoria? – Forse adesso siamo un po’ meno legati a Genoa e Sampdoria. E poi, insomma, devo dire che il Tennis Club ha superato nettamente il Tennis Park.