Cronaca
La qualita' della cultura e' il marchio di Genova
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I due trionfi, quello della mostra su Gauguin e Van Gogh e I Carmina Burana di Orff eseguiti dall'orchestra del Carlo Felice diretta dal genovese Fabio Luisi (prossimo direttore del Metropolitan) hanno spiegato a chi non lì'aveva ancora capito che Genova può attirare ospiti solo se si muove sulla qualità alta. Qualità alta non vuol dire sempre e soltanto spendere soldi. L'esempio della gestione del palazzo Ducale lo sta dimostrando ma anche quella cauta del Carlo Felice. Il Ducale ha commissionato a chi sa fare qwueste cose una mostra popolare ma non per questo di modesta qualità culturale. Anzi. Lo ha fatto con un intelligente utilizzo degli sponsor. Il Carlo Felice, a parte l'episodio (che vorremmo tutti si ripetesse) di Luisi, si è mosso con un cartellone che non fa il passi più lungo della gamba, offre opere popolari, di sicuro successo, ma riserva occasioni che possono diventare molto interessanti, come l'arrivo della straordinaria coppia Dessì-Devia e la regia di una Cavalleria rusticana affidata al prolifico Camilleri. Uniti alla solidità collaudata dello Stabile e a una nuova gestione creativa della Fiera costituiscono il quartetto che deve fare da ariete e sfondare fuori Genova. Lo potrà fare solo se troverà un'adeguato sostegno di informazione e promozione non occasionale e uno sforzo finanziario concentrato e non sparpagliato su tropppe piccole iniziative.
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