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L’effetto degli arrivi di Retegui, Malinovskyi, Messias (infortunato) e la conferma dì Gudmundsson hanno finito per alimentare sogni di gloria e di aspettative non previste
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In quanti il giorno dell’uscita del calendario di A, vedendo per il neopromosso Genoa l’inizio con Fiorentina in casa, Lazio e poi Toro fuori avrebbero firmato per 3 punti? In tanti a leggere sui social cosa si scriveva in quei giorni di luglio. Erano in pochi ad azzardare addirittura due pareggi. Con la vittoria contro la Lazio a oggi il bottino della classifica è persino migliore del previsto. Eppure verso il Genoa c’è una severità mai vista in situazioni simili. Gilardino e i suoi sono finiti nel tritatutto della critica già dopo il pesante ko all’esordio con la viola, quasi schifata l’impresa dell’Olimpico e addirittura psicotica la sconfitta al 94’ di Torino dopo un match brutto e tattico che i rossoblu avrebbero comunque potuto chiudere con un pareggio ineccepibile.

L’effetto degli arrivi di Retegui, Malinovskyi, Messias (infortunato) e la conferma dì Gudmundsson hanno finito per alimentare sogni di gloria e di aspettative non previste. Gilardino, sia chiaro che può migliorare, ha però bisogno dei sui tempi. Lui ex bomber di razza sa per primo che in avanti si può fare di più. Ma è chiaro che un allenatore per prima cosa vuole scavare fondamenta solide per il suo impianto tattico. E dopo il rovescio con la Fiorentina in cui dal loggione si chiedeva l’arrivo di quattro difensori spazzando via chi c’era, da parte del tecnico è diventato primario assestarsi dietro. Con la Lazio prestazione perfetta e idem col Toro, almeno fino alla dormita di Hefti con conseguente gol bello di Radonjc, frutto pure del mancato arrivo sul mercato di un invocato esterno destro di qualità. Ora Gila deve far quadrare il cerchio: coprirsi ma non sfiancando Retegui, Malinovskyi e Gud facendoli ripiegare sulla linea dei difensori.

La tentazione si chiama tridente “puro” ma può essere un azzardo. Gasperini per anni è stato massacrato perché troppo offensivo malgrado qualche povero giornalista (giusto un paio) continuasse a dire “guardate che questo ci fa vedere un calcio nuovo e coraggioso”. Apriti cielo, i conservatori votavano il catenaccio. Oggi che si fa la Maginot, perché è giusto si chiede il “settimo cavalleggeti” e pazienza se finisce in un massacro. Però ovviamente non è responsabilità del popolo se il gioco latita un po’, ma la fretta spesso è cattiva consigliera e in questo momento potrebbe essere addirittura pericolosa con un salto nel vuoto senza ritorno. La sosta può aiutare Gila a riordinare le idee e ripartire, il Napoli in fondo è l’avversario più difficile, ma contro il quale non c’è nulla da perdere. L’importante è voltare pagina abbandonando questa cappa d’ansia esagerata.

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