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Nel dibattito lanciato dall'editore di Primocanale Maurizio Rossi sul futuro dello stadio Ferraris (Leggi qui) interviene Renzo Rosso, Ordinario di Costruzioni Idrauliche e Marittime e Idrologia nel Politecnico di Milano, con una lettere in cui espone il suo punto di vista. 

"Caro Senatore Rossi,

ho letto stamane la risposta dell’assessore Piciocchi alle sue domande in tema di stadio. Se le motivazioni dell’assessore sono nobili e generose, la fattibilità della sua proposta mi sembra ardua; non soltanto per l’edifico in sé, ma per il sedime risicato nel quale l’infrastruttura è inserita. Manca il fiato, gli spazi di afflusso e deflusso degli spettatori sono del tutto insufficienti; anche per le normative Uefa, temo. La ricostruzione di Italia ’90, il cui risultato non elencherei tra gli stadi capolavoro del mondo, ne è stata fortemente condizionata. E non penso che, nei buoni propositi istituzionali, sia compreso quello di abbattere una fila di palazzi sui lati sud ed est, mantenendo naturalmente la preziosa villa Centurione Musso Piantelli, ricca di fantasmi. Né quello di eliminare il carcere sul confine nord.

Non sono mai stato affezionato alla trincea della “città più bella d’Italia” che noi genovesi erigiamo quando siamo in difficoltà: un alibi prediletto da tutte le amministrazioni degli ultimi 40 anni, periodo in cui i genovesi sono sensibilmente diminuiti, da poco meno di 850mila a meno di 600mila, una popolazione inferiore a quella della Grande Genova costituitasi nel 1926. Parlare di “stadio più bello d’Italia” mi pare esagerato. Lo dico da appassionato: per 66 anni abbonato della Sampdoria. E nel mio libro “Bisagno, il fiume nascosto” racconto di aver giocato per ben due volte sul campo del Luigi Ferraris con la maglia del Genoa, naturalmente nella squadra minore che, prima dell’incontro ufficiale, intratteneva gli spettatori più impazienti che iniziavano ad affluire di buon’ora.

Ricostruire lo stadio di Marassi sul suo sedime storico, pur glorioso, non è stata una idea brillante ai tempi di Italia ’90. Incamminarsi nel nuovo millennio sulla stessa via è la scelta giusta? Inoltre, lo stadio di proprietà dovrebbe costituire un patrimonio importante per le società calcistiche e la condivisione (come stanno perseguendo a Milano) non mi pare affatto standard internazionale, né tampoco nelle corde della città dalle passioni sportive più accese e contrapposte d’Italia. Negli ultimi tempi, Genova sembra aver abbandonato la filosofia del “tapullo”; per esempio, rianimando l’ottimo progetto del tunnel sub-portuale. Abbia ancora coraggio.
Con amicizia, Renzo Rosso".

*Renzo Rosso, Henry Darcy Medallist 2010, Borland Lecturer 2005, Premio Legambiente 2002, Membro Onorario Società Idrologica Italiana 2015, Ordinario di Costruzioni Idrauliche e Marittime e Idrologia nel Politecnico di Milano

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