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Ungheria-Italia si gioca stasera alle 20,45 al Puskas Stadion di Budapest, che sorge a poca distanza dalla stazione ferroviaria di Keleti, progettata da Gustave Eiffel (e si vede).

Tra gli autori satirici, dato l'esito delle elezioni italiane, ci si è sbizzarriti: il sito "spinoza.it" ha commentato "Ed è subito derby". In effetti, c'è una contrapposizione ma non riguarda ovviamente Orban e la Meloni, quanto i due commissari tecnici Roberto Mancini e Marco Rossi.

Sia il mister azzurro che il collega connazionale, che guida i magiari dopo aver allenato la Honved, hanno giocato insieme nella Sampdoria dal 1993 al 1995. "Bobby Gol" era il numero 10, Rossi uno dei difensori al servizio di Eriksson: insieme hanno conquistato la quarta Coppa Italia e il terzo posto in campionato, miglior risultato di sempre dopo lo Scudetto del 1991 anche se molti reputano quel piazzamento un'occasione buttata via, e l'anno seguente hanno visto sfumare la terza finale di Coppa delle Coppe soltanto ai rigori nella semifinale di ritorno con l'Arsenal.

Diverse le carriere di calciatori, diverse le carriere di allenatori. Mancini ha sempre guidato squadre di livello internazionale (Fiorentina, Lazio, Inter, Manchester City, Galatasaray e Zenit San Pietroburgo) prima di portare l'Italia a vincere l'Europeo 2021. Rossi ha allenato Lumezzane, Pro Patria, Spezia, Scafatese e Cavese, prima di andare in Ungheria alla Honved, in Slovacchia al DAC Dunajska Streda e infine, dal 2018, alla nazionale magiara. Stasera si sfideranno: per l'Italia c'è in ballo la qualificazione alla finale a quattro della Lega delle Nazioni.

Molto particolare la storia del teatro della contesa. Lo stadio storico, costruito nel dopoguerra durante la dittatura filosovietica e allora chiamato "Nepstadion", "stadio del popolo", capacità di 105mila spettatori e quindi tra i più capienti del pianeta, dopo la fine del comunismo era stato intitolato a Ferenc Puskas, uno dei più grandi talenti della storia del calcio. Ha fatto in tempo la sventurata Sampdoria di Mimmo Di Carlo a giocarci, nel desolante ultimo incontro del girone di Europa League, il 16 dicembre 2010. Formazione di emergenza, dato che tre giorni dopo ci sarebbe stato il derby poi rinviato di due mesi per una nevicata che aveva reso impraticabili gli spalti: Da Costa, Grieco, Rossini, Volta, Messina; Dessena, Obiang (27'st Guberti), Poli (35'st Mannini), Koman; Sammarco, Krsticic (43'st Lamorte).

L'impianto budapestino era stato utilizzato anche da Steven Spielberg per gli esterni delle scene iniziali di "Munich", a sostituzione dell'Olympiastadion del capoluogo bavarese. Nel 2017, la demolizione e la ricostruzione a vantaggio di uno stadio senza particolari qualità estetiche, simile a molti altri "fratelli" come i nuovi Wembley, Maracanà e Da Luz. E' stato conservato soltanto il monumentale portale in marmo di accesso alla tribuna centrale, il solo settore coperto del fu "Nepstadion".

Non è il solo stadio ungherese ad essere intitolato a Puskas: a Felcsut sorge infatti la "Pancho Arena", così chiamata a ricordo del soprannome che il fuoriclasse ungherese aveva ai tempi della militanza nel Real Madrid. Si tratta di uno stadio particolarissimo, progettato da Imre Makovecz, piccolo (3800 posti) ma con la copertura lignea a forma di foresta, realizzata con l'uso di mille tonnellate di legno. E' uno degli stadi più stravaganti e suggestivi del panorama internazionale.