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Francesco Di Silvio, impegnato a far comprare la Sampdoria a un ricchissimo finanziere del Golfo, trova comunque il tempo di frequentare i social blucerchiati, dedicandosi polemicamente alla nostra azienda.

Un esempio? "Beh Primocanale non ho mai offeso come fanno loro, li ho paragonati ai giornalisti de Le Monde, grandi ricercatori bravi a fare radiografia persino la Federal Reserve li nominerà come massima agenzia di comunicazione. La società advisor scatola vuota? Dai su un po’ di tonno, “ultimocanale” primo nella vita".

Ma non solo, rispondendo ai tifosi Di Silvio rincara la dose: "Perché sono troppo grandi poi scusa Davide - scrive rispondendo ad un tifoso - un Channel così ai tempi era impegnato sulla campagna elettorale di Biden come facevano ad occuparsi di Ferrero dai su Davide eh anche te".

Il concetto viene ripreso più volte: "Ma dai vuoi mettere Le Figaro Ansa con primo ed ultimo canale? Dai ragazzi questi sono a livello mondiale guarda il fatturato presto si quotano al grifone". C'è spazio anche per una promessa, sempre in risposta ad un commento su Facebook: "Facciamo passi in avanti noi siamo scatola vuota con tonno dorato dentro".

Noi di Primocanale non facciamo il tifo per questo o per quello. Vorremmo semplicemente che la Sampdoria finisse in mani migliori di quelle che, scelte per motivi tuttora imperscrutabili dalla famiglia Garrone-Mondini, l'hanno ridotta in otto anni al punto in cui si trova.

Abbiamo così riscontrato - non ci voleva molto, per la verità - le non poche incogruenze in cui, dal suo comparire in scena, è incorso il signor Francesco Di Silvio, non nuovo a tentativi di scalata di club sportivi (Foggia e Salernitana di calcio, Fortitudo Bologna di basket) tutti non andati a buon fine per la mancanza dei requisiti fondamentali, ovvero le garanzie di solidità economica.

Anche questa iniziativa che riguarda la Sampdoria sembra - purtroppo - seguire lo stesso copione: roboanti promesse, contatti irrituali con i tifosi, un ruolo autoattribuito di mediatore a vantaggio di un socio straniero (un principe belga per la pallacanestro, un fondo lussemburghese per la Salernitana, un finanziere francese per il Foggia) che ci metterebbe i soldi. Una procura generica vecchia di due anni. Una società di mediazione consistente in una casella postale e giudicata a rischio crack. Consulenti e mediatori che cambiano alla velocità degli abiti di Arturo Brachetti. L'ingresso nella data room, con i dati riservati indispensabili per un serio acquirente, bellamente snobbato. La perdurante mancanza della dimostrazione di possesso dei requisiti di solvibilità, solidità e affidabilità, mancanza ribadita anche oggi dall'agenzia Ansa.

Nei primi tre casi Di Silvio non è riuscito nel suo intento, stavolta conta di farlo. Noi non abbiamo pregiudizi, vediamo le cose e traiamo le conclusioni, abbiamo a cuore solo il bene della società blucerchiata che ha una moltitudine di innamorati. A fronte di tante parole, e nomi sventolati di personaggi anche molto amati che però di persona finora non si sono manifestati direttamente con la stessa loquacità di Di Silvio, resta il fatto che, a tre mesi dal suo ingresso in scena, l'aspirante artefice dell'arrivo di un ricchissimo arabo alla Sampdoria non abbia ancora presentato l'unico documento che conta, il cosiddetto "proof of fund". Poi magari spunterà fuori il "tonno dorato", chissà. Per ora, solo tante chiacchiere, e il "giorno della verità" continuamente rinviato. E i tifosi della Sampdoria meritano fatti. Saremmo i primi a felicitarci con chi rilanciasse il Doria. Purché, nel caso ci fosse il quarto flop, nessuno tra i fans di Di Silvio si azzardi a dare la colpa a chi, creando un clima di diffidenza, avrebbe dissuaso lo sceicco dal salvare la Sampdoria. Sarebbe l'alibi perfetto. E il mondo blucerchiato merita ben altro.