IL COMMENTO

"Se ci fosse l'aria condizionata, perché se è rotta sono cavoli amari"

Treni senza aria condizionata: cronaca di viaggi da bestie con allerta per caldo

di Elisabetta Biancalani

martedì 31 luglio 2018
Treni senza aria condizionata: cronaca di viaggi da bestie con allerta per caldo

 I bambini e gli anziani sono quelli che fanno più pena, sui treni regionali senza aria condizionata che si incontrano in questi giorni sui binari della Liguria. Appena sali lo capisci dai loro capelli che farai in viaggio da bestie: sono appiccicati alla fronte, nel caso dei piccolini. E le camicie sono attaccate alla schiena dei secondi, che spesso i capelli non li hanno più.

Le donne in abiti da ufficio perdono tutta la loro dignità, con le cosce bagnate che strisciano su sedili sintetici che diventano scivolosi come fosse sapone. In mezzo ai seni si formano rigagnoli di sudore che colano sulla pancia, andandosi a tuffare negli ombelichi (se il seno lascia spazio ovviamente). Dalla parte posteriore delle ginocchia, lì pure cadono gocce di sudore.

I biglietti del treno, quelli belli spessi di un tempo, che sembrano stampati su carta Fabriano, sono i ventagli più gettonati. Una mamma prova a fare aria alla bimba, di pochi anni. I turisti che arrivano da aeroporti e aerei gelati, ti guardano con gli occhi spiritati e allungano le mani fuori dai finestrini per far entrare un po’ di aria. Se sono accessibili, perché anche quello non è scontato.

In certi treni, è successo ieri sul regionale 25719 (in ritardo di un’ora), i finestrini sono bloccati, forse perché Trenitalia sperava così, anni fa, di evitare che la gente li aprisse anche se c’era l’aria condizionata... se ci fosse l’aria condizionata. Perché se è rotta sono cavoli amari, non puoi aprirli i finestrini.

Per non parlare dei treni regionali a due piani, come il 25727 di oggi (in ritardo di mezz’ora) a due piani, con i finestrini a manovella... archeologia dei trasporti. E invece no, viaggiano ancora oggi, con allerta rossa per caldo.

Ti alzi dal sedile per scendere e ti vergogni, perché c’è una pozza di sudore al tuo posto. 

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